Un nuovo memo interno del Partito Repubblicano ha gettato acqua sul fuoco della campagna elettorale del GOP, ammettendo una sconfitta simbolica: per la prima volta, i democratici sono considerati più affidabili dei repubblicani sulla gestione dell’economia. Il documento, diffuso da Americans for Prosperity (gruppo finanziato dai fratelli Koch), avverte inoltre di un rischio concreto di perdere il controllo del Senato alle prossime elezioni di metà mandato.
La notizia arriva in un momento in cui l’economia statunitense mostra segnali di stagnazione e crescente disagio per le famiglie. Secondo gli ultimi dati, il PIL è cresciuto solo del 2% nel primo trimestre del 2024, un risultato inferiore alle attese e solo marginalmente migliore rispetto al 2023. L’inflazione, invece, ha registrato il suo picco più alto degli ultimi tre anni, trainata soprattutto dai prezzi della benzina e dalle conseguenze della guerra in Ucraina.
Cosa dicono gli elettori?
Monica Potts, giornalista del New Republic specializzata in economia e percezione pubblica, ha analizzato il malcontento diffuso tra i cittadini. Secondo Potts, la ripresa post-pandemia ha stravolto le abitudini di consumo e le priorità finanziarie degli americani, rendendo l’inflazione un problema persistente. «Molti hanno dimenticato quanto sia stato anomalo il periodo post-COVID», spiega Potts. «I redditi sono cambiati, le priorità di spesa si sono trasformate, e l’inflazione è esplosa in modo inaspettato».
Un rapporto della Federal Reserve pubblicato all’inizio di maggio ha evidenziato come le nuove tariffe commerciali introdotte dall’amministrazione Trump abbiano ulteriormente aggravato la situazione, impedendo all’inflazione di tornare ai livelli pre-pandemia. «Se non fossero state introdotte quelle misure protezionistiche, oggi l’inflazione sarebbe già sotto controllo», afferma Potts.
Il fallimento economico di Trump e le conseguenze politiche
Greg Sargent, conduttore del podcast The Daily Blast, sottolinea come la fiducia degli elettori nei democratici sull’economia rappresenti un cambiamento epocale. «Nel 2024, la vittoria di Trump si basava proprio sulla promessa di risolvere i problemi economici, in particolare inflazione e crescita. Eppure, oggi sono i democratici a essere percepiti come più competenti», spiega Sargent.
Il memo repubblicano, basato su sondaggi interni e colloqui con gli elettori in stati chiave, rivela che in diversi battleground states i democratici hanno superato i repubblicani nella fiducia sulla gestione dell’economia. Una tendenza che, se confermata, potrebbe avere ripercussioni devastanti per il GOP alle elezioni di novembre.
«Questo è un campanello d’allarme per i repubblicani. L’economia è sempre stata il loro punto di forza, ma ora rischiano di pagare caro la percezione di inefficacia», afferma un analista politico non coinvolto nel memo.
Le tariffe di Trump: un boomerang economico?
Secondo gli economisti, le politiche commerciali dell’ex presidente hanno avuto un impatto negativo sulla stabilità dei prezzi. «Le tariffe hanno aumentato i costi per le imprese e i consumatori, rallentando la crescita senza risolvere i problemi strutturali dell’economia», spiega Potts. «Ora, gli elettori stanno pagando il prezzo di quelle decisioni».
Il malcontento si riflette anche nei dati: secondo un sondaggio Pew Research, il 62% degli americani ritiene che l’economia sia in cattive condizioni, e solo il 35% approva la gestione economica dell’amministrazione attuale. Un dato che, se confermato, potrebbe ribaltare le previsioni elettorali.
Cosa aspettarsi alle midterm?
Gli esperti sono divisi sulle conseguenze di questo cambio di percezione. Da un lato, il GOP rischia di perdere il controllo del Senato, dove attualmente detiene una risicata maggioranza. Dall’altro, i democratici potrebbero sfruttare questo vantaggio per consolidare la loro posizione, soprattutto in stati chiave come la Pennsylvania, il Michigan e il Wisconsin.
«Se i democratici riusciranno a mantenere questo vantaggio fino a novembre, potrebbero non solo difendere il Senato, ma anche conquistare nuovi seggi», conclude Potts. «Tutto dipenderà da come l’economia evolverà nei prossimi mesi».