Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha quasi triplicato il suo patrimonio netto durante il suo secondo mandato presidenziale, e il merito sarebbe tutto delle criptovalute. Secondo quanto riportato dall'economista e ex consigliere dell'amministrazione Obama Steve Rattner, la sua fortuna è passata da 2,3 miliardi di dollari nel 2024 a una stima di 6,5 miliardi nel 2026.
Tra agosto 2025 e gennaio 2026, Trump avrebbe accumulato profitti per oltre 3 miliardi di dollari grazie agli investimenti in criptovalute. Tutto ha avuto inizio pochi giorni prima del suo insediamento, nel gennaio 2025, quando è stato lanciato il $TRUMP meme coin, una criptovaluta creata per raccogliere fondi dai sostenitori del movimento MAGA.
Il token ha raggiunto rapidamente una valutazione di 30 miliardi di dollari, con un picco di prezzo a 45 dollari. Tuttavia, molti sostenitori sono rimasti con il cerino in mano: dopo appena quattro mesi, il valore è crollato a 10 dollari, per poi scendere ulteriormente sotto i 2,50 dollari. «È una moneta che non vale nulla», ha dichiarato Rattner durante la trasmissione Morning Joe. «È come comprare un sasso da collezione, solo che non si ottiene nemmeno quello. Non ha valore, non ha liquidità e non viene usato per transazioni commerciali di alcun tipo».
In netto contrasto con questo boom, durante il suo primo mandato Trump aveva visto ridursi il proprio patrimonio a causa delle restrizioni imposte alle sue attività internazionali. Questa volta, invece, i suoi figli Eric e Donald Jr. hanno creato World Liberty Financial, una società dedicata agli asset in criptovalute, tra cui lo stablecoin USD1. Il progetto ha attirato miliardi di dollari da fondi collegati a governi stranieri, tra cui gli Emirati Arabi Uniti.
Gli esperti sottolineano come le attività di Trump, siano esse legate alle criptovalute o agli investimenti immobiliari, rappresentino un grave conflitto d'interessi per qualsiasi figura istituzionale, figuriamoci per il presidente degli Stati Uniti. La sua famiglia sta infatti incassando miliardi da governi stranieri, traendo profitto direttamente dalla presidenza e violando la clausola degli emolumenti della Costituzione americana.
Nonostante le accuse, grazie all'immunità quasi totale concessa dalla Corte Suprema e all'atteggiamento compiacente del Congresso a maggioranza repubblicana, Trump non dovrebbe affrontare conseguenze legali per queste presunte irregolarità.