Nella notte di martedì, appena due giorni dopo essere stato espulso per un fallo di gomito, Victor Wembanyama ha affrontato la sua prima vera sfida playoff: una partita che avrebbe potuto decidere il destino della serie. Come avrebbe reagito sotto pressione, dopo un inizio di carriera così promettente?
Basta dare un'occhiata al tabellino di Game 5 tra i San Antonio Spurs e i Minnesota Timberwolves per trovare la risposta. Wembanyama ha chiuso con 27 punti e 17 rimbalzi, un plus/minus di +24, 3 stoppate e solo 1 fallo. Scavando tra le statistiche, emergono dettagli ancora più sorprendenti: i Timberwolves hanno realizzato solo il 47% dei tiri in area, e ogni singolo giocatore della squadra avversaria ha chiuso con un bilancio negativo. In particolare, Rudy Gobert (4 punti, 1 canestro realizzato, -15) e Julius Randle (6/17 dal campo, -22) non sono stati all’altezza delle aspettative.
La vittoria degli Spurs è stata netta: 127-96. Se i numeri raccontano solo in parte l’impatto di Wembanyama, la sua prestazione è stata semplicemente spettacolare. Definirlo il miglior giocatore in campo sarebbe riduttivo: in quella partita, sembrava l’unico giocatore presente. A differenza del caos di Game 4, questa volta il gioco è stato controllato, senza mai mettere in discussione il risultato. È questo, il Wemby Effect.
Guardare gli Spurs significa, ormai, concentrarsi esclusivamente su di lui. Non si perde nulla, perché tutti gli altri giocatori sembrano seguire il suo ritmo. Forse è proprio questo il segreto della sua unicità: non solo un talento straordinario, ma un fenomeno che ridefinisce il modo di giocare a basket.