I biglietti per il Mondiale USA 2026 hanno raggiunto cifre record, scatenando polemiche e accuse verso la FIFA. Secondo i dati, i prezzi sono così alti da aver escluso molti tifosi non americani, come evidenziato dalla scarsità di prenotazioni alberghiere nelle città ospitanti. Anche Donald Trump, già insignito del premio FIFA per la pace, ha espresso la sua disapprovazione:

"Nemmeno io pagherei una cifra del genere, per essere onesto".

La responsabilità dei costi esorbitanti ricade direttamente su FIFA, che può fissare liberamente i prezzi dei biglietti. Il biglietto più caro per la finale di questo torneo supera i 10.000 dollari, un balzo notevole rispetto ai 1.600 dollari richiesti per la finale del Mondiale 2022 in Qatar.

Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha cercato di spostare la colpa sui scalatori di biglietti, sostenendo che i prezzi elevati siano una conseguenza delle dinamiche di mercato americane. Durante il suo intervento alla Milken Institute Global Conference di Beverly Hills, Infantino ha dichiarato:

"Noi non vogliamo estrarre ricchezza da nessuno. Vogliamo solo organizzare un grande torneo".

Le sue parole, però, non hanno placato le critiche. Molti osservatori sottolineano come la FIFA, con le sue politiche di pricing, stia di fatto limitando l’accesso al torneo a una platea sempre più ristretta, soprattutto per i tifosi provenienti da paesi con economie meno floride. La protesta dei tifosi internazionali cresce, con sempre meno prenotazioni alberghiere nelle città ospitanti, segno tangibile di un disinteresse crescente verso un evento che rischia di diventare un appuntamento per pochi.

Il dibattito si fa ancora più acceso alla luce delle dichiarazioni di Trump, che, pur non essendo un critico sistematico della FIFA, ha riconosciuto l’assurdità dei prezzi attuali. La sua presa di posizione aggiunge peso alle accuse di commercializzazione eccessiva del calcio, un fenomeno che rischia di svuotare il Mondiale del suo spirito originario.

Fonte: Defector