La NAACP accusa xAI di inquinamento illegale

La NAACP, la più antica organizzazione per i diritti civili degli Stati Uniti, ha avviato una causa legale contro xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, accusandola di violare il Clean Air Act del 1970.

Secondo l’accusa, xAI ha utilizzato 27 turbine a gas non autorizzate per alimentare il suo centro dati "Colossus", dove viene eseguito il chatbot Grok. Le turbine, ciascuna grande quanto un autobus, emettono sostanze tossiche e rumore assordante, peggiorando la qualità della vita dei residenti del quartiere a maggioranza afroamericana e lavoratrice in cui sono installate.

Le accuse della NAACP

La causa, presentata in Mississippi, chiede a xAI di cessare immediatamente l’uso delle turbine senza permessi e di pagare sanzioni civili per coprire le spese legali. Le turbine emettono biossido di azoto, un gas che provoca danni respiratori irreversibili nel tempo, oltre a un rumore insopportabile che tormenta la popolazione locale.

«Spesso, grandi aziende come xAI trattano le nostre comunità e le nostre famiglie come ostacoli da spazzare via. Non possiamo normalizzare questa ingiustizia ambientale: aziende miliardarie insediano operazioni inquinanti nei quartieri neri senza permessi, credendo di farla franca perché le persone non hanno il potere di opporsi».
Derrick Johnson, presidente e CEO della NAACP, ha dichiarato così al Guardian.

La risposta di xAI

In risposta alle accuse, xAI non ha chiarito se intenda interrompere l’emissione di fumi tossici nel quartiere circostante. Un portavoce ha dichiarato al Guardian:

«Ci impegniamo seriamente nei confronti della comunità e dell’ambiente. Le unità di generazione temporanea di energia operano nel rispetto di tutte le leggi applicabili».

Impatto sulla salute e sulla comunità

I residenti del quartiere colpito hanno denunciato un peggioramento delle condizioni di salute, con aumento di problemi respiratori e disturbi legati all’inquinamento acustico. La NAACP sottolinea come questa situazione rappresenti un caso emblematico di ingiustizia ambientale, in cui le comunità più vulnerabili pagano il prezzo dell’avidità delle grandi aziende.

La causa solleva anche interrogativi sulla responsabilità delle aziende tecnologiche nei confronti dell’ambiente e delle popolazioni locali, soprattutto quando operano in contesti già svantaggiati.

Fonte: Futurism