Le dichiarazioni di Shilo Sanders, fratello del quarterback dei Cleveland Browns Shedeur Sanders, hanno scatenato una nuova polemica dopo un commento misogino rivolto alla storica giornalista del team, Mary Kay Cabot. Invece di scusarsi, Sanders ha cercato di giustificare le sue parole, alimentando ulteriormente la controversia.
Il coach dei Browns, Todd Monken, è stato chiamato a commentare la vicenda durante un’intervista radiofonica su 92.3 The Fan a Cleveland. Interrogato su come il team intenda affrontare il problema, Monken ha evitato di prendere una posizione netta, limitandosi a osservare che i commenti sui social media rientrano nella sfera delle opinioni personali.
«Quello che viene detto sui social media è un’opinione di qualcuno che la condivide. Non è la mia opinione, non l’ho espressa io», ha dichiarato Monken. «Ciò che conta davvero sono i nostri lavori quotidiani con i quarterback e i giocatori. Il resto è secondario rispetto a ciò che facciamo dentro e fuori dal campo».
Il coach ha poi aggiunto: «Certo, i giocatori leggono i commenti sui social. Siamo nel 2024, è inevitabile. Ma la vera sfida è insegnare loro a gestire sia le critiche che i complimenti. Se lasci che le parole altrui definiscano chi sei, avrai difficoltà a essere un buon allenatore, un coordinatore offensivo o un quarterback».
Monken ha anche sottolineato come la pressione mediatica sia parte integrante del mondo NFL. «Qualcuno mi disse anni fa che se il presidente degli Stati Uniti ha un tasso di approvazione del 55%, sta andando benissimo. Io non so cosa farei, ma mi accontenterei del 60%. È così che funziona: la critica fa parte del gioco».
Il messaggio del coach sembra rivolto, almeno indirettamente, anche a Shedeur Sanders, il cui fratello è al centro della polemica. Secondo Monken, le opinioni espresse sui social non dovrebbero influenzare la serenità personale, né quella dei familiari dei giocatori. «Non c’è nulla da guadagnare nel reagire a ciò che viene detto online», ha concluso.