Un giudice federale ha bloccato la richiesta di Donald Trump di ottenere 10 miliardi di dollari dall’IRS, ma il tycoon non si ferma: in veste personale, ha presentato una causa contro l’agenzia fiscale statunitense. È l’ennesimo episodio di una serie di azioni discutibili che hanno caratterizzato la sua presidenza e che, secondo gli analisti, potrebbero ora ritorcersi contro di lui.
La vicenda affonda le radici nel 2018-2020, quando Charles Edward Littlejohn, consulente della Booz Allen Hamilton sotto contratto con l’IRS, ha trafugato informazioni fiscali riservate di Trump e di altri ricchi contribuenti, consegnandole a ProPublica e al New York Times. Nonostante le promesse ripetute, Trump non ha mai reso pubblici i suoi documenti fiscali. I dati trapelati hanno rivelato che, nel 2016 e 2017, ha pagato solo 750 dollari di tasse federali e, in dieci dei quindici anni precedenti, non ha versato alcuna imposta sul reddito, dichiarando perdite superiori ai guadagni.
Littlejohn è stato identificato, licenziato e condannato a cinque anni di carcere dal Dipartimento di Giustizia sotto l’amministrazione Biden. A gennaio 2026, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato la rescissione di tutti i contratti da 21 milioni di dollari con la Booz Allen Hamilton, per la mancata protezione dei dati dei contribuenti. Tre giorni dopo, Trump e i suoi figli hanno citato in giudizio l’IRS, chiedendo 10 miliardi di dollari per «danno reputazionale, finanziario ed emotivo».
La richiesta appare paradossale: se non fosse stato per la fuga di dati, i Trump avrebbero accumulato ancora più ricchezza? La strategia sembra essere quella di usare le istituzioni per ricattare lo Stato, un metodo che, secondo gli osservatori, potrebbe ora ritorcersi contro di lui.
La corruzione di Trump: un record senza precedenti
Questo caso si inserisce in un quadro più ampio di presunte irregolarità. Secondo gli analisti, l’amministrazione Trump è stata una delle più corrotte della storia americana, paragonabile solo a regimi come quello di Ferdinand Marcos nelle Filippine o di Vladimir Putin in Russia. Le accuse vanno dalla gestione opaca dei fondi pubblici al conflitto di interessi, fino a possibili violazioni delle norme etiche.
La richiesta di 10 miliardi di dollari all’IRS non è solo una mossa legale, ma anche un tentativo di intimidire le istituzioni. Tuttavia, con un giudice che ha già bloccato la procedura, le prospettive per Trump appaiono sempre più compromesse. Gli esperti ritengono che, dopo anni di impunità, la sua strategia di ricatto potrebbe finalmente fallire, portando a conseguenze legali irreversibili.
Le prossime tappe: cosa aspettarsi
Il caso è destinato a protrarsi per mesi, se non anni, ma la pressione su Trump sta crescendo. Oltre alla causa contro l’IRS, sono in corso indagini su presunti abusi di potere, frodi fiscali e conflitti di interesse. Se la magistratura dovesse confermare le accuse, il tycoon potrebbe affrontare conseguenze giudiziarie senza precedenti, con ripercussioni anche sulla sua carriera politica.
Per molti osservatori, questo è il segno che, dopo anni di scandali ignorati, la corruzione di Trump sta finalmente per avere un costo. E quel costo potrebbe essere molto alto.