Un malcontento crescente sta attraversando il settore delle startup specializzate nella codifica AI, note anche come vibe coding. Apple, infatti, sta bloccando l’accesso alle app di programmazione basate sull’intelligenza artificiale sull’App Store, scatenando le proteste di numerose aziende del settore.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, le società accusano la multinazionale di Cupertino di applicare regole obsolete e troppo restrittive, che rischiano di frenare l’innovazione in un ambito, quello della codifica AI, tra i più promettenti e redditizi per l’industria tecnologica.
La regola contestata: App Store Guideline 2.5.2
Il nodo della questione è la App Store Guideline 2.5.2, che vieta alle app di scaricare, installare o eseguire codice che ne modifichi la funzionalità. Una misura di sicurezza, secondo Apple, per prevenire l’esecuzione di software non verificati sui dispositivi degli utenti.
Tuttavia, questa regola rappresenta un ostacolo per le app di vibe coding, che hanno come obiettivo principale quello di progettare e sviluppare interi programmi per gli utenti. Quando un utente utilizza la funzione di anteprima di queste app per testare il codice generato, di fatto sta scaricando ed eseguendo un nuovo codice, violando così la normativa di Apple.
Le proteste degli sviluppatori
Tra le aziende colpite c’è Replit, che ha denunciato il blocco degli aggiornamenti della propria app. Un’altra startup, Anything, ha visto la propria applicazione rimossa due volte dall’App Store, nonostante fosse stata inizialmente approvata.
Il fondatore di Anything, Dhruv Amin, ha dichiarato al Financial Times:
«Siamo al buio. O Apple smette di applicare queste regole in modo così restrittivo, oppure aggiorna le linee guida per consentire questo tipo di utilizzo.»
Le comunicazioni tra Apple e Anything, visionate dal Financial Times, mostrano come Cupertino abbia sottolineato che la funzione di anteprima delle app di vibe coding viola il divieto di «scaricare codice». Quando Anything ha rimosso questa funzione, Apple ha respinto nuovamente la richiesta perché l’app offriva «funzionalità minime».
All’inizio di aprile, Apple ha riapprovato l’app di Anything sull’App Store, ma l’ha rimossa nuovamente dopo poche ore, citando ancora una volta il divieto di scaricare codice. Il Financial Times ha chiesto a Apple di spiegare la sua decisione, ma non ha ricevuto risposta.
Replit, dal canto suo, ha dichiarato di essere «sorpresa e delusa» per il blocco degli aggiornamenti, affermando di aver rispettato per anni le regole di Apple. L’azienda ha aggiunto di essere «in trattativa con Cupertino» per risolvere la questione.
Il dilemma di Apple: sicurezza vs. innovazione
Da un lato, gli sviluppatori non hanno torto a criticare i segnali contrastanti inviati da Apple, che alterna approvazioni e blocchi delle loro app. Dall’altro, la società di Cupertino ha ragione a preoccuparsi dei rischi associati agli strumenti di codifica AI, che possono generare grandi quantità di codice in modo automatico, con potenziali conseguenze negative o addirittura dannose.
Al momento, sembra che Apple stia avendo la meglio in questa disputa. Secondo il Financial Times, altre app di vibe coding molto popolari, come Cursor, non hanno ancora lanciato le proprie applicazioni per iPhone.