Brandon Clarke, ex cestista NBA e promettente talento dei Memphis Grizzlies, è morto all'età di 29 anni. I soccorritori sono intervenuti su una chiamata di emergenza giunta da una abitazione nella San Fernando Valley, in California, intorno all'ora di cena di lunedì. Sul posto, Clarke è stato dichiarato deceduto.
Le autorità stanno indagando sulla sua morte come possibile overdose da stupefacenti. Secondo quanto riportato da NBC4 Los Angeles, nella casa sarebbero stati rinvenuti strumenti per il consumo di droga. Fonti vicine alle indagini hanno confermato ad ABC News che sono stati sequestrati anche narcotici.
La vicenda riporta alla memoria un episodio risalente ad aprile, quando Clarke era stato arrestato in Arkansas con l'accusa di possesso di sostanze controllate. Secondo le ricostruzioni, si trattava di kratom, una sostanza derivata da una pianta tropicale utilizzata tradizionalmente come stimolante. Clarke era stato trovato in possesso di 200 grammi di polvere di kratom, una quantità non insolita per un prodotto venduto in commercio. Il kratom, infatti, viene commercializzato in confezioni da 250 grammi, spesso acquistabili in negozi specializzati, dispensari o locali alla moda.
L'Arkansas è uno dei pochi stati statunitensi in cui il possesso di kratom è penalizzato penalmente.
Il profilo sportivo di Brandon Clarke
Clarke era un giocatore dal fisico compatto ma dal grande impatto in campo. Nonostante le dimensioni ridotte per il ruolo di ala grande, possedeva un atletismo straordinario, simile a quello di Blake Griffin, che gli permetteva di eccellere sia nei rimbalzi che nella protezione del canestro. Era un maestro nel gioco del lob, tanto da diventare un punto di riferimento nei pick-and-roll ben eseguiti.
La sua velocità e agilità erano i suoi tratti distintivi. Pur non avendo un repertorio di mosse molto ampio, Clarke aveva sviluppato una mossa caratteristica già ai tempi del college: partiva in palleggio con la mano sinistra, per poi ruotare rapidamente verso destra. Questa giocata, estremamente efficace contro difensori lenti, lo ha accompagnato per tutta la carriera professionistica. In un'altra epoca, sarebbe stata probabilmente codificata come la sua mossa simbolo nei videogiochi di basket.