Indagine del DOJ su operazioni finanziarie sospette durante la guerra Israele-Iran
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta conducendo un’indagine su presunti casi di insider trading legati alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio durante il conflitto tra Israele e Iran. Secondo fonti vicine alla vicenda, almeno quattro operazioni finanziarie hanno generato profitti superiori a 2,6 miliardi di dollari, sfruttando informazioni privilegiate prima di annunci militari che hanno influenzato il mercato energetico.
Le quattro operazioni sotto la lente d’ingrandimento
Le indagini si concentrano su transazioni avvenute in momenti chiave:
- 23 marzo: Traders hanno scommesso oltre 500 milioni di dollari su un calo del prezzo del petrolio, appena 15 minuti prima che l’allora presidente Trump annunciasse la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.
- 7 aprile: Una scommessa da 960 milioni di dollari su un ribasso dei prezzi, poche ore prima dell’annuncio di una tregua temporanea.
- 17 aprile: Dopo la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, i traders hanno scommesso 760 milioni di dollari su un calo dei prezzi, appena 20 minuti prima dell’annuncio ufficiale.
- 21 aprile: Un’altra operazione da 760 milioni di dollari, effettuata 15 minuti prima dell’estensione della tregua annunciata da Trump.
Precedenti preoccupanti
Questi episodi non sono isolati. A gennaio, un utente di Polymarket ha realizzato un profitto di 400.000 dollari in meno di 24 ore scommettendo sull’invasione del Venezuela e sulla destituzione di Nicolás Maduro entro il 31 gennaio. Solo dopo si è scoperto che l’utente era un militare statunitense coinvolto nell’operazione, accusato di aver utilizzato informazioni riservate per guadagno personale.
Un altro caso riguarda un tweet di Trump su Truth Social nel 2023, in cui invitava ad acquistare azioni (“THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!! DJT”) appena quattro ore prima dell’annuncio di una pausa di 90 giorni sui dazi doganali, esclusi quelli verso la Cina, che ha provocato un’impennata delle quotazioni.
Dubbi sull’imparzialità dell’indagine
Nonostante le prove, molti osservatori nutrono scetticismo sull’esito dell’indagine, guidata da un Dipartimento di Giustizia considerato compromesso e influenzato da interessi politici.
«Le circostanze di queste operazioni finanziarie suggeriscono una fuga di notizie sistematica, ma le probabilità di sanzioni effettive rimangono basse, data la natura polarizzata dell’attuale contesto istituzionale statunitense.»