La 10ª edizione del Met Gala, svoltasi il 4 maggio 2026 al Metropolitan Museum of Art di New York, ha confermato una tendenza ormai consolidata: la ricchezza, spesso senza stile. La serata, dedicata all’arte del costume e presieduta da Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, ha acceso un dibattito su come il potere economico stia plasmando la moda più esclusiva al mondo.

I miliardari della tech e il lato oscuro del glamour

Il Met Gala non è mai stato solo una passerella: è un simbolo di potere, denaro e, talvolta, controversie. Quest’anno, la presenza dei Bezos come presidenti onorari e principali sponsor – con una donazione di 10 milioni di dollari – ha trasformato la serata in una vetrina della disuguaglianza economica. Amazon, l’impero fondato da Jeff Bezos, è stato al centro di critiche per le sue pratiche lavorative discutibili e le donazioni politiche a favore di figure controverse, come Donald Trump.

Le proteste non sono mancate: attivisti per i diritti dei lavoratori hanno organizzato contromanifestazioni, mentre Zohran Mamdani, politico newyorkese, ha attinto all’immaginario distopico di Hunger Games per criticare l’evento. La tensione è culminata con l’arresto di un manifestante di Amazon, che è riuscito a superare le barriere di sicurezza lunedì sera.

La dichiarazione politica di Sarah Paulson

Tra gli outfit più discussi della serata, spicca quello di Sarah Paulson: un abito da debuttante grigio fumo, strappato, indossato con una maschera realizzata con banconote da un dollaro sugli occhi. L’opera, firmata dall’avanguardista maison parigina Matières Fécales, è una critica diretta alla cecità del potere economico, tema centrale della collezione autunno-inverno 2026 della casa di moda.

«Chi altro potrebbe permettersi un abito couture se non l’1% più ricco?», ha sottolineato un osservatore. Eppure, la serata ha visto sfoggiare capi dal valore inestimabile: Lauren Sánchez Bezos ha indossato un anello di fidanzamento da 30 carati, mentre Beyoncé, co-presidentessa dell’evento, ha sfoggiato il collier Queen of Kalahari di Chopard, valutato 50 milioni di dollari. Un paradosso: tanta ricchezza, ma poca originalità stilistica.

La moda come specchio delle disuguaglianze

Il Met Gala è sempre stato un riflesso delle dinamiche di potere che attraversano la società. Dalle donazioni dei magnati del petrolio (J. Paul Getty) a quelle dei re delle ferrovie (Metropolitan Museum of Art), fino ai colossi del lusso (Fondation Louis Vuitton) e dell’intrattenimento (Geffen Galleries al LACMA), la storia dell’arte è intrecciata a quella del denaro.

Ma quest’anno, la connessione tra moda e ricchezza ha assunto toni ancora più critici. I capi indossati da celebrità come Nicole Kidman (Chanel), Lauren Sánchez Bezos (Schiaparelli) e Anna Wintour (Chanel) hanno sollevato domande sulla sostenibilità di un sistema in cui l’estetica sembra subordinata al potere economico.

«La moda non è mai stata solo arte: è un linguaggio del potere. E quest’anno, il Met Gala lo ha dimostrato in modo inequivocabile». — Critico di moda internazionale

Fueguia 1833 sbarca sulla West Coast: un profumo da Oscar

Mentre il Met Gala monopolizzava l’attenzione, un altro evento di rilievo si preparava sulla West Coast: l’apertura del primo store di Fueguia 1833, casa di profumi argentina, al South Coast Plaza di Los Angeles. La boutique inaugura con una fragranza esclusiva, creata in collaborazione con un compositore candidato all’Oscar.

«Questo progetto rappresenta l’incontro tra arte, profumo e innovazione», ha dichiarato il fondatore della maison, Jorge Acha. «Vogliamo portare l’esperienza sensoriale di Fueguia 1833 anche in California, una regione che ama l’eccellenza e l’esclusività».

Un futuro tra critica e innovazione

Il Met Gala 2026 resterà nella storia non solo per gli outfit, ma per le domande che ha sollevato: può la moda essere davvero innovativa quando è finanziata da sistemi economici controversi? E qual è il ruolo degli artisti e dei designer in un mondo sempre più dominato dal potere del denaro?

Una cosa è certa: la notte più esclusiva della moda continuerà a essere un terreno di scontro tra glamour, critica sociale e, soprattutto, denaro.

Fonte: The Wrap