Mentre Hollywood si preoccupa per i debiti miliardari di Paramount e per gli investimenti di Netflix nei contenuti, a Silicon Valley nessuno sembra battere ciglio di fronte alle cifre da capogiro delle Big Tech. Mercoledì, Alphabet, la società madre di Google, ha aumentato le sue previsioni di spesa annuale in capitale fisso a una forbice compresa tra 180 e 190 miliardi di dollari. E il giorno successivo all’annuncio, le azioni sono schizzate del 10%. Ma cosa rappresentano altri 5 miliardi di investimento?

Google non è un caso isolato. Lo stesso giorno, Meta ha innalzato la sua previsione di spesa per il 2026 di 10 miliardi, portandola a 135 miliardi, mentre Microsoft aveva già annunciato un investimento di 190 miliardi. Amazon, invece, supera ogni limite con una spesa stimata di 200 miliardi. L’unica eccezione è Apple, che si attesta a 14 miliardi, attirando critiche per la sua presunta mancanza di direzione nel campo dell’AI.

Questi numeri, così elevati da risultare quasi incomprensibili, riflettono l’intensità della corsa all’intelligenza artificiale. Una sfida che sta ridefinendo settori come media e tecnologia, con ripercussioni anche sul mondo del lavoro. Inoltre, dimostrano come restare competitivi stia diventando sempre più costoso, soprattutto in un contesto in cui le aziende cercano di superarsi a vicenda e di non farsi distanziare dalla Cina.

«Per i giganti del cloud come Google, Amazon o Microsoft, il costo dell’infrastruttura AI è un investimento razionale, poiché questi servizi vengono venduti a un prezzo che garantisce profitti», ha dichiarato Avi Greengart, analista di Techsponential. «C’è il rischio di un eccesso di investimenti, ma dato il potenziale dell’AI e la solidità dei loro bilanci, sarebbe peggio non investire abbastanza. Se il mercato dovesse crescere come previsto, chi non avrà puntato su questa tecnologia rischia di perdere terreno rispetto ai competitor».

Le cifre, diffuse questa settimana attraverso i bilanci delle principali aziende tecnologiche, rappresentano una scommessa sul ruolo centrale che l’AI avrà nella nostra vita e nelle strategie aziendali future. Le società sono disposte a spendere cifre esorbitanti per accaparrarsi capacità AI ancora in fase embrionale, convinte che il loro valore crescerà nel tempo.

Anche Hollywood sta abbracciando l’AI, seppur tra polemiche. Strumenti di generazione AI vengono utilizzati per aggiungere doppiaggi in lingue straniere, sottotitoli o interi scenari, come nel caso del film Bitcoin: Killing Satoshi di Doug Liman. Allo stesso modo, il gruppo editoriale McClatchy impiega un tool basato su Claude per generare articoli partendo dai reportage dei suoi giornalisti. Nonostante le preoccupazioni del settore, gli studi e le aziende dei media stanno investendo massicciamente in queste tecnologie, ma la potenza di calcolo necessaria richiede investimenti come quelli annunciati dalle Big Tech. E non sarà economica.

Dove vanno a finire tutti questi soldi? Quando si digita una richiesta su Gemini o ChatGPT, il costo in termini di energia e risorse è stimato in circa 3 centesimi e 0,34 wattora di elettricità. Una cifra che, moltiplicata per miliardi di richieste, diventa astronomica.

Fonte: The Wrap