Un thriller finanziario da 31 minuti approda su Amazon Prime Video: si tratta di Self Custody, un film indipendente che esplora i pericoli della custodia autonoma di Bitcoin attraverso una storia ispirata a eventi reali.
Co-diretto da Garrett Patten (che interpreta anche il protagonista disperato) e Fernando Ferro, il cortometraggio è prodotto da TBK Productions in collaborazione con Tucci Company. Tra gli attori spiccano Adrian Grenier (ex Entourage), il campione UFC e medaglia d'oro olimpica Henry Cejudo al suo debutto come attore, e Odette Annable, nota per la serie House.
La trama: un errore che costa milioni
Scott, un uomo comune alle prese con problemi finanziari, riceve una chiamata dal suo commercialista: nel 2014 aveva ricevuto un bonus in Bitcoin da una società tech, oggi valutato oltre 14 milioni di dollari. Il problema? Ha perso l'accesso al wallet perché non ricordava il PIN. Self Custody racconta il suo disperato tentativo di recuperare i fondi, evidenziando gli errori che hanno portato alla catastrofe.
Il film si concentra sugli aspetti negativi della custodia autonoma, presentando uno scenario estremo ma realistico: la mancanza di conoscenza tecnica e la negligenza possono trasformare un investimento milionario in una perdita irrecuperabile. Nonostante la trama cupa, la narrazione è avvincente e ricca di azione, rendendo la visione coinvolgente.
Un messaggio controverso su Bitcoin
Nonostante il titolo, Self Custody non celebra l'autonomia finanziaria, ma ne mette in luce i rischi. Il film sottolinea come la mancanza di competenze o la superficialità possano portare a conseguenze disastrose. Tuttavia, il regista Patten ha dichiarato che spera di esplorare anche le storie positive legate a Bitcoin, come quella di ucraini e iraniani che hanno salvato i propri risparmi grazie alla criptovaluta durante conflitti o crisi economiche.
Dettagli tecnici e critica
Il cortometraggio si apre con una dichiarazione shock: «Si stima che oltre il 20% di tutti i Bitcoin, per un valore superiore a 200 miliardi di dollari, sia andato perduto o rubato e non sia più recuperabile». Una frase che, seppur drammatica, risulta imprecisa: il dato del 20% si riferisce esclusivamente ai Bitcoin perduti, non rubati, e include wallet obsoleti o inaccessibili da oltre un decennio. Tuttavia, il film riesce a trasmettere efficacemente il senso di pericolo legato alla gestione autonoma delle criptovalute.
Nonostante la conclusione negativa, Self Custody si distingue per la sua capacità di intrattenere e far riflettere. Un'opera che, pur non essendo un inno a Bitcoin, offre uno spunto di discussione sul tema della sicurezza finanziaria nel mondo delle criptovalute.