La Camera dei rappresentanti ha approvato un finanziamento per il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS), mettendo fine a 76 giorni di chiusura del dipartimento. Il provvedimento, approvato per voce senza registrazione dei voti individuali, è ora diretto alla scrivania del presidente Donald Trump per la firma.

Il voto rappresenta una vittoria per i democratici, poiché il testo non stanzia risorse per ICE (Immigration and Customs Enforcement) e Border Patrol. Nonostante le critiche interne, la leadership repubblicana ha ceduto dopo un incontro privato in cui si è riconosciuto che la situazione non poteva protrarsi ulteriormente.

I repubblicani tenteranno comunque di finanziare ICE attraverso il processo di riconciliazione, una procedura più lunga che richiede solo una maggioranza semplice in entrambe le camere del Congresso. Precedentemente, i repubblicani della Camera avevano criticato i colleghi del Senato per aver approvato la misura con un voto per voce, metodo poi adottato anche loro giovedì.

La decisione non ha soddisfatto i conservatori, ma non sono emerse alternative valide. Il rappresentante Chip Roy ha definito la scelta «assurda», mentre Clay Higgins ha elogiato la gestione del presidente della Camera, Mike Johnson, definendola «adeguata alle circostanze».

Il segretario del DHS, Markwayne Mullin, aveva avvertito la scorsa settimana che il dipartimento stava esaurendo le risorse e rischiava di non poter pagare i dipendenti. Con l’approvazione del provvedimento, almeno gli stipendi saranno garantiti, ma la questione sul futuro di ICE rimane irrisolta. I democratici spingono per una riforma dell’agenzia, con alcuni che ne chiedono addirittura l’abolizione, mentre i repubblicani sembrano tollerare le politiche repressive che colpiscono le città americane. Per ora, ICE non riceverà ulteriori finanziamenti.