Nel 2020, l’India ha rivoluzionato il proprio settore spaziale aprendo le porte all’industria privata. Il governo ha permesso alle aziende di costruire razzi, ottenere autorizzazioni per i lanci e utilizzare infrastrutture pubbliche gestite dall’ISRO, l’agenzia spaziale indiana.
Questa decisione è arrivata in risposta alla crescita delle industrie spaziali commerciali negli Stati Uniti e, in seguito, in Cina, che stavano acquisendo un ruolo sempre più centrale nello spazio globale. Ora, a sei anni di distanza, questa apertura sta finalmente dando i suoi frutti.
Tra le startup più promettenti del panorama indiano, Skyroot Aerospace si avvicina al traguardo del suo primo volo orbitale con un razzo completamente sviluppato in casa. Un traguardo che potrebbe segnare un punto di svolta per l’industria spaziale indiana, rendendola competitiva a livello internazionale.
Skyroot Aerospace, fondata nel 2018 da ex ingegneri dell’ISRO, ha già ottenuto risultati significativi. Nel 2022, l’azienda ha effettuato con successo il lancio suborbitale del suo razzo Vikram-S, diventando la prima startup indiana a raggiungere lo spazio. Ora, con il nuovo razzo Vikram-I, punta direttamente all’orbita terrestre.
Il razzo Vikram-I, alto circa 20 metri e in grado di trasportare fino a 300 kg di carico utile, è progettato per essere completamente riutilizzabile. La sua struttura in compositi leggeri e la tecnologia di stampa 3D utilizzata per i motori riducono i costi di produzione e aumentano l’efficienza. Secondo le stime di Skyroot, il lancio orbitale potrebbe avvenire già entro la fine del 2024, a seconda delle autorizzazioni e delle condizioni meteo.
Il successo di Skyroot Aerospace non solo rafforzerebbe la posizione dell’India nel mercato globale dei lanci spaziali, ma aprirebbe anche nuove opportunità per il paese nel settore della ricerca scientifica, delle telecomunicazioni e dell’osservazione della Terra. Inoltre, potrebbe attrarre investimenti internazionali e collaborazioni con altre agenzie spaziali.
Con questo passo, l’India si unisce a Stati Uniti, Cina e altri paesi che stanno trainando l’innovazione nel settore spaziale privato. Un traguardo che dimostra come, anche in un campo tradizionalmente dominato da governi e agenzie pubbliche, il privato possa giocare un ruolo chiave nello sviluppo tecnologico e scientifico.