Crisi dei fertilizzanti: l’agricoltura americana soffre per le tensioni in Medio Oriente
È stagione di semina negli Stati Uniti, ma il 70% degli agricoltori americani non può permettersi il fertilizzante necessario per coltivare i propri campi. La situazione è aggravata dal blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un terzo del fertilizzante azotato mondiale, fondamentale per l’agricoltura globale. Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, esacerbate dalla politica di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, hanno reso questa rotta commerciale quasi inaccessibile.
Un rischio per la sicurezza alimentare mondiale
Le Nazioni Unite stimano che 45 milioni di persone nel mondo potrebbero affrontare la fame a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Sebbene la situazione negli USA non sia ancora drammatica come in altre regioni, gli agricoltori americani stanno subendo pesanti conseguenze: i prezzi dei fertilizzanti fluttuano di minuto in minuto, i dazi sulle esportazioni di soia rimangono in vigore e i costi del diesel sono in aumento.
Durante un’audizione del Comitato per l’Agricoltura, la Nutrizione e le Foreste di martedì, il senatore repubblicano dell’Arkansas John Boozman ha dichiarato:
«La sicurezza alimentare è sicurezza nazionale».Tuttavia, l’incontro non ha prodotto soluzioni concrete, in particolare per porre fine alla guerra che alimenta la crisi.
Le voci degli agricoltori: costi raddoppiati e raccolti ridotti
Trent Kubik, presidente della South Dakota Corn Grower’s Association, ha raccontato al comitato le difficoltà della sua stagione agricola:
«Avevamo previsto costi più alti del normale, poiché avremmo acquistato il fertilizzante in piena stagione di picco domanda, ma con la guerra in Iran, i prezzi sono quasi raddoppiati».
La situazione è critica anche per le aziende agricole: nei primi tre mesi del 2026, 86 fattorie americane hanno già presentato istanza di fallimento secondo la Chapter 12. Parallelamente, i produttori di fertilizzanti registrano profitti record. Omanjana Goswami, esperta di politiche agricole dell’Union of Concerned Scientists, ha spiegato a Mother Jones:
«L’industria dei fertilizzanti è una delle più consolidate al mondo. Mentre queste aziende accumulano miliardi di dollari di profitti, gli agricoltori vedono i loro margini di guadagno crollare a causa dell’aumento dei costi».
Un mercato dominato da pochi colossi
Quattro grandi aziende controllano quasi l’intero mercato statunitense dei fertilizzanti. Secondo i dati dell’Università dell’Illinois, dall’inizio della guerra contro l’Iran a febbraio, i prezzi del fertilizzante azotato sono aumentati del 28%. Di conseguenza, gli agricoltori sono costretti a ridurre le coltivazioni, optando per colture meno esigenti in termini di fertilizzante.
Goswami ha sottolineato:
«Circa 4 milioni di acri di mais negli USA sono stati convertiti in soia per compensare la minore disponibilità di fertilizzante questa primavera».Kubik ha aggiunto:
«Negli ultimi 75 giorni, molti hanno guadagnato molto, ma non gli agricoltori».
Un modello agricolo insostenibile
Gli esperti attribuiscono la crisi a un modello agricolo insostenibile, che dipende da forniture di fertilizzante provenienti dall’estero. Goswami ha evidenziato come questo problema si sia ripresentato più volte:
«Questa crisi ricorrente si è verificata anche con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e durante i primi mesi della pandemia di COVID-19 nel 2020».
La soluzione, secondo gli analisti, richiederebbe un cambiamento strutturale nel settore agricolo, ma per ora gli agricoltori continuano a pagare il prezzo delle tensioni geopolitiche.