Un giudice federale: le chatbot non sono coperte dal segreto professionale

Negli ultimi anni, i principali servizi tecnologici sono diventati facilmente accessibili alle autorità statunitensi. Dispositivi come le telecamere Ring hanno permesso alla polizia di Los Angeles di accedere senza mandato alle riprese dei clienti. L'FBI può estrarre i metadati di un iPhone per analizzare i messaggi inviati tramite Signal, e Google risponde prontamente a citazioni amministrative emesse dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale.

Ora, un nuovo pronunciamento di un giudice federale statunitense aggiunge anche i chatbot di intelligenza artificiale a questa lista. In una sentenza che fa seguito a una lunga disputa legale, il giudice Jed Rakoff ha stabilito che le conversazioni con chatbot come ChatGPT o Claude non sono protette dal segreto professionale tra avvocato e cliente.

Il caso che ha cambiato le regole

Brad Heppner, ex presidente di GWG Holdings, una società di servizi finanziari, aveva utilizzato il chatbot Claude per preparare la propria difesa in un processo per frode finanziaria e truffa telematica. Secondo quanto riportato da Reuters, Heppner aveva inserito nei chatbot diversi documenti, che l'AI aveva poi rielaborato per aiutare i suoi avvocati a costruire la strategia difensiva.

Tuttavia, il giudice Rakoff ha chiarito che, mentre il segreto professionale protegge le comunicazioni tra un cliente e il proprio avvocato, non si estende alle informazioni condivise con un chatbot. Di conseguenza, Heppner è stato costretto a consegnare alla corte 31 documenti generati da Claude.

Nella sua motivazione, il giudice ha sottolineato che tra un utente e un chatbot come Claude non può esistere un rapporto di tipo legale. Inoltre, ha assolto il chatbot da ogni responsabilità, poiché «Claude dichiara esplicitamente di non fornire consulenza legale».

«Quando il Governo ha chiesto a Claude se potesse fornire consulenza legale, la risposta è stata: "Non sono un avvocato e non posso fornire consulenza legale formale. Dovresti consultare un avvocato qualificato che possa valutare le tue circostanze specifiche"».

Implicazioni per chi utilizza l'IA

Anche se il caso riguarda frode finanziaria, la sentenza ha ripercussioni su tutti gli utenti di chatbot. Chiunque utilizzi questi strumenti per preparare le proprie difese legali rischia di compromettere il segreto professionale, esponendosi a possibili incriminazioni senza rendersene conto.

Lo conferma anche lo studio legale Sher Tremonte, specializzato in difesa penale per reati finanziari, che ha aggiornato i propri contratti per avvertire i clienti: «La condivisione di comunicazioni riservate con una piattaforma di IA di terze parti può comportare la perdita del segreto professionale».

L'accesso dei governi ai dati personali: un problema di vecchia data

Che le aziende tecnologiche forniscano dati personali alle autorità statunitensi, volontariamente o meno, non è una novità. Tuttavia, con milioni di persone che negli ultimi anni hanno condiviso informazioni sensibili con chatbot di intelligenza artificiale, questa sentenza apre una nuova frontiera per la compliance tecnologica e le richieste governative.

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Fonte: Futurism