Nel dicembre 2025, CATL, il più grande produttore mondiale di batterie, ha avviato in Cina la prima distribuzione su larga scala di robot nella sua fabbrica di Luoyang. Pochi giorni fa, invece, la State Grid Corporation of China ha annunciato un piano da 1 miliardo di dollari per il 2026: schierare un esercito di robot umanoidi per la manutenzione autonoma delle proprie reti elettriche.
Dall’altra parte del Mar Cinese Orientale, Japan Airlines ha appena lanciato un programma sperimentale per impiegare umanoidi nel trasporto bagagli negli aeroporti. Mentre Elon Musk continua a promuovere i robot Optimus di Tesla come una rivoluzione, l’Asia sta già utilizzando queste macchine in scenari reali, dimostrando un vantaggio tecnologico e operativo che l’Europa e gli Stati Uniti stentano a eguagliare.
Due fattori chiave: costi e demografia
Le ragioni di questo divario sono principalmente due. Il primo è economico: la Cina punta sull’ottimizzazione dei costi da anni. L’automazione industriale è stata uno dei principali driver per ridurre i tempi e i prezzi di produzione. Le cosiddette “fabbriche oscure”, dove robot completamente automatizzati lavorano al buio perché non necessitano di illuminazione, sono diventate un simbolo di questa strategia. Secondo il World Robotics 2025 Report della Federazione Internazionale di Robotica, la Cina rappresenta nel 2024 il 54% delle installazioni globali di robot industriali, con 295.000 unità installate in un solo anno. Gli umanoidi, sia bipedi che su ruote, rappresentano il passo logico successivo, soprattutto ora che i modelli di intelligenza artificiale iniziano a comprendere meglio il mondo circostante.
Le aziende stanno infatti individuando un mercato in espansione per compiti generici e specializzati che solo robot simili agli umani possono svolgere con efficienza.
Il Giappone invecchia, la Cina perde manodopera
Il secondo fattore è demografico. Il Giappone, primo paese al mondo a essere definito “super-anziano” già nel 2006, nel 2026 vede oltre il 30% della sua popolazione con più di 65 anni. La popolazione totale sta diminuendo di quasi un milione di persone all’anno, rendendo impossibile coprire ruoli manuali in logistica e aviazione con manodopera umana. La soluzione? Affidarsi alle macchine. Durante la Global Unicorn Innovation Exhibition di Hangzhou, nel 2026, un robot umanoide Unitree G1 ha addirittura gareggiato a ping pong con il pubblico, dimostrando le potenzialità di queste tecnologie.
In Cina, il problema è diverso ma altrettanto urgente. Nonostante la popolazione numerosa, la forza lavoro tradizionale sta invecchiando. Si stima che 300 milioni di lavoratori migranti, coloro che negli ultimi quarant’anni hanno costruito le infrastrutture e le reti elettriche del paese, stiano per andare in pensione. Le nuove generazioni non sono interessate a sostituirli in ruoli pericolosi, come la manutenzione di linee elettriche sotto tensione. Per far fronte alla carenza di manodopera, Pechino ha scelto di investire in robot elettricisti, che operano con una velocità del 50% superiore rispetto alle squadre umane.
«La Cina è di gran lunga il mercato più grande al mondo per la robotica nel 2024, con il 54% delle installazioni globali. I dati mostrano 295.000 robot industriali installati in un solo anno, un record assoluto.»
Federazione Internazionale di Robotica, World Robotics 2025 Report
Mentre l’Occidente discute ancora dei potenziali benefici dell’automazione, l’Asia sta già trasformando la teoria in pratica, dimostrando che il futuro del lavoro potrebbe essere già qui.