Il PJM Interconnection, il più grande operatore di rete elettrica degli Stati Uniti, ha tenuto questa settimana il suo incontro annuale a Baltimora. Per il governatore democratico del Maryland, Wes Moore, l’evento è stato l’occasione per denunciare l’aumento dei costi energetici: «Sono qui per dire chiaramente che il PJM può e deve fare di più per i consumatori» ha dichiarato, aggiungendo che il sistema «non funziona».
Le parole di Moore arrivano in un momento in cui il costo dell’elettricità residenziale nello stato ha raggiunto i 22,4 centesimi per chilowattora, il 24% in più rispetto alla media nazionale e il 6,4% in più rispetto allo scorso anno. Il problema, però, non riguarda solo il Maryland: a livello nazionale, i prezzi dell’elettricità residenziale sono aumentati del 7,4% tra febbraio 2025 e febbraio 2026, secondo i dati federali più recenti.
Tra le cause di questo rincaro ci sono l’ammodernamento delle reti obsolete, la volatilità dei prezzi del gas naturale, i ritardi nelle catene di approvvigionamento e una domanda in crescita che supera l’offerta. Jeffrey Shields, responsabile delle comunicazioni esterne di PJM, ha spiegato a Reason che l’operatore sta lavorando «con massima attenzione per accelerare la connessione di nuova generazione». Secondo Shields, i problemi di interconnessione – criticati da Moore – sono ormai superati grazie a una riforma del 2022 che ha sostituito il sistema «primo arrivato, primo servito» con un approccio a «cluster», portando a 811 nuovi progetti di generazione e stoccaggio nel primo ciclo di quest’anno.
Nonostante le accuse, Moore ha sostenuto politiche come i tetti ai prezzi e gli obblighi di energia pulita che, secondo gli analisti, distorcono il mercato e aumentano i costi per i residenti. Tra queste, due leggi recentemente firmate dal governatore promettono di «proteggere le famiglie dal rincaro delle bollette» e rendere l’economia dello stato più competitiva, ma potrebbero avere l’effetto opposto.
La prima, l’Utility RELIEF Act, prevede un risparmio «di almeno 150 dollari l’anno» per le famiglie, con 100 milioni di dollari in rimborsi o crediti ai consumatori, finanziati dal Strategic Energy Investment Fund (SEIF). Altri 100 milioni andranno all’Amministrazione Energetica del Maryland per bandire aste competitive per progetti di energia rinnovabile. Il SEIF, alimentato da «pagamenti di conformità alternativa» da parte delle utility, ha visto crescere i suoi fondi da 77 milioni di dollari nel 2022 a 365 milioni nel 2025.
Josh Smith, senior fellow della Pacific Legal Foundation, ha sottolineato che misure come quelle del RELIEF Act «tendono a rendere tutto più costoso», scoraggiando i fornitori dall’entrare nel mercato.
La seconda legge, il DECADE Act, mira ad attirare e sviluppare imprese nello stato attraverso sgravi fiscali e agevolazioni, in risposta alla tassa del 3% sui tech firm introdotta da Moore nel maggio 2023. Le principali disposizioni includono zone di sviluppo economico, crediti per il cinema, incentivi all’occupazione e alla ricerca e sviluppo. Tuttavia, secondo i critici, queste misure rischiano di aggravare ulteriormente la crisi energetica e i costi per i cittadini.