La morte del deputato democratico David Scott (Georgia) all’età di 80 anni ha riacceso un acceso dibattito all’interno del Partito Democratico statunitense. I parlamentari e gli attivisti del partito stanno discutendo apertamente sulla leadership anziana e spesso in precarie condizioni di salute, che rischia di compromettere la capacità decisionale del partito in un momento politico cruciale.
Scott è deceduto martedì, come annunciato dal suo ufficio, dopo oltre vent’anni di servizio al Congresso. La sua salute era da tempo oggetto di preoccupazione tra i colleghi, tanto da costringerlo a lasciare la carica di membro di rango della Commissione Agricoltura della Camera nel 2024. Il deputato, in corsa per la rielezione, si trovava a fronteggiare una folta schiera di avversari più giovani e ben finanziati nelle primarie democratiche.
La perdita di Scott rappresenta un duro colpo per i democratici, che si ritrovano ora con 212 seggi alla Camera contro i 218 dei repubblicani. Ogni voto conta in un’assemblea così stretta, come sottolineato da alcuni parlamentari che hanno parlato con Axios a condizione di anonimato.
Le critiche alla leadership anziana
Un deputato democratico ha espresso senza filtri il disagio della situazione:
«Non sarò qui a 80 anni, e non capisco perché gli altri dovrebbero esserci. Le persone normali continueranno a chiedersi perché. È un problema di affidabilità: abbiamo bisogno di ogni dannato voto per fermare la guerra in Iran, per proteggere il diritto di voto o per chiedere conto al DHS».
Un altro parlamentare ha definito la questione «un argomento di discussione necessario», mentre un terzo ha aggiunto che la morte di Scott «rafforza la necessità di un ricambio generazionale».
Il peso delle dimissioni e delle morti in carica
Scott è l’ottavo deputato a morire in carica negli ultimi due anni, sette dei quali democratici con almeno 70 anni. La sua scomparsa arriva a distanza di un solo giorno dalle dimissioni di Sheila Cherfilus-McCormick (D-Fla.), accusata di aver dirottato 5 milioni di dollari di fondi COVID verso la sua campagna elettorale.
Secondo un deputato democratico intervistato da Axios, la situazione impone una riflessione urgente:
«Quando perdiamo un voto perché un deputato si dimette per corruzione o perché è morto, bisognerebbe chiedersi: siete davvero l’unica persona nel vostro distretto in grado di rappresentarlo al meglio delle vostre possibilità?».
Le reazioni del partito
David Hogg, ex vicepresidente del Comitato Nazionale Democratico (DNC) e fondatore di Leaders We Deserve, un PAC che sostiene giovani democratici nelle primarie, ha commentato:
«La morte del deputato Scott è una tragedia per la sua famiglia, i suoi cari, lo staff e tutti coloro che ha ispirato. Ma è anche un danno per i suoi elettori, che potrebbero restare senza rappresentanza per mesi, e per il caucus democratico, che perde un altro voto in Congresso».
Amanda Litman, cofondatrice di Run For Something, ha aggiunto:
«Le condoglianze vanno ai familiari di Scott. Ma la sua comunità e la nostra democrazia meritano leader che non restino in carica fino alla morte».
Un terzo deputato democratico ha rivelato a Axios che la scomparsa di Scott «metterà sotto pressione molti colleghi più anziani, costringendoli a rispondere a una domanda scomoda: perché si ricandideranno?».