Il finalista Heisman Diego Pavia, rimasto fuori dal draft NFL 2024, continua ad attendere la sua prima opportunità nel football professionistico. Tuttavia, una recente indagine ha chiarito un aspetto chiave della sua situazione: Pavia è rappresentato da un agente per i contratti NFL, ma non per i NIL (Name, Image, Likeness) universitari.
La confusione è sorta da un video virale, estratto da un’intervista di 70 minuti con Jon Gruden. Nel clip, Pavia affermava:
«Mi rappresento da solo. Non è giusto che qualcuno si prenda il 5-10%. Nessuno mi porterà via i miei soldi».
Queste dichiarazioni, riprese e diffuse senza il contesto completo, hanno alimentato l’impressione che Pavia stesse gestendo in autonomia anche i suoi affari professionistici. In realtà, il giocatore ha un agente per la NFL, ma ha scelto di non affidargli la gestione dei NIL durante la sua carriera universitaria.
La strategia di Pavia di evitare commissioni sugli accordi NIL ha attirato l’attenzione, ma ora solleva dubbi sulla sua efficacia. Senza un agente per i NIL, ha perso opportunità di sponsorizzazione e visibilità commerciale, mentre la mancanza di un contratto NFL – nonostante la rappresentanza – suggerisce che la sua situazione potrebbe essere più complessa del previsto.
Un caso simile è quello di Shilo Sanders, che nel 2023 non aveva un agente al draft ma lo ha assunto successivamente, ottenendo poi un contratto con i Tampa Bay Buccaneers. Pavia, invece, pur essendo rappresentato, non è stato scelto né firmato come undrafted free agent. Questo potrebbe costringerlo a cercare un’opportunità tramite un invito a un rookie minicamp su base tryout.
La sua situazione evidenzia le sfide che i giocatori affrontano nella gestione dei NIL e nella transizione verso la NFL, dove la rappresentanza professionale può fare la differenza.