Il Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ) ha recentemente archiviato un’indagine durata quasi due anni su Andy Ogles, deputato repubblicano del Tennessee e noto sostenitore di Donald Trump. La decisione arriva dopo che il DOJ ha restituito il telefono del politico e distrutto le prove raccolte durante le perquisizioni, secondo quanto riportato da Tennessee Lookout e confermato da una mozione legale presentata dal team di Ogles.
La vicenda ha avuto inizio nel 2024, quando l’FBI sequestrò il telefono di Ogles poco dopo la sua vittoria alle primarie. L’indagine era legata a irregolarità emerse nella sua campagna elettorale del 2022, quando aveva dichiarato di aver prestato alla sua campagna 320.000 dollari. Tuttavia, nel 2024, in un nuovo report finanziario, aveva rettificato la cifra a soli 20.000 dollari.
Nel 2025, una commissione etica della Camera degli Stati Uniti aveva stabilito che esistevano «ragioni sostanziali per credere» che Ogles avesse violato le leggi federali sul finanziamento delle campagne elettorali, gonfiando i fondi raccolti attraverso un prestito personale. Il deputato ha sempre negato ogni addebito, sostenendo che l’FBI, in quanto parte dell’esecutivo, non avesse il diritto di accedere alle comunicazioni personali di un membro del Congresso in carica.
«Dal giorno in cui l’FBI si è presentata, ho sempre sostenuto che questa indagine non avrebbe mai dovuto iniziare e che il DOJ di Biden non aveva alcun diritto di frugare tra le comunicazioni legislative di un deputato in carica», ha dichiarato Ogles in una nota stampa. «Sono grato al DOJ di Trump per aver corretto questo errore».
Nonostante la chiusura dell’indagine federale, Ogles non è fuori dai guai: la commissione etica della Camera continua a indagare su di lui per possibili violazioni delle norme di finanziamento delle campagne.