Alcuni esponenti del Partito Repubblicano, tra cui ex collaboratori dell'amministrazione Trump, hanno avanzato l'ipotesi che la sparatoria verificatasi durante il Galà dei corrispondenti della Casa Bianca, svoltosi lo scorso 25 aprile a Washington, sia stata una messinscena orchestrata per distogliere l'attenzione dall'indagine federale su Hunter Biden.

Secondo quanto riportato da fonti interne al partito, questi dissidenti avrebbero diffuso la loro convinzione sui social media e in alcune interviste, sostenendo che l'evento sia stato falsificato per manipolare l'opinione pubblica. Tuttavia, le autorità competenti, tra cui l'FBI e la polizia di Washington, hanno smentito categoricamente queste affermazioni, definendole infondate.

Tra i principali sostenitori di questa teoria c'è un ex funzionario della Casa Bianca, che ha dichiarato in un'intervista:

"Non ha senso che un evento del genere accada proprio mentre l'amministrazione è sotto pressione per le indagini su Hunter Biden. È troppo conveniente per essere una coincidenza."

La sparatoria, avvenuta durante la cena annuale del White House Correspondents' Association, ha causato il ferimento di un giornalista e di un agente di sicurezza. Nonostante le accuse di manipolazione, le indagini ufficiali confermano che si è trattato di un attacco reale, condotto da un uomo armato che è stato neutralizzato dalle forze dell'ordine.

Le reazioni politiche

  • Il Partito Repubblicano ufficiale ha respinto queste accuse, definendole prive di fondamento e dannose per la democrazia.
  • I democratici hanno invece accusato i repubblicani di cercare di minare la fiducia nelle istituzioni con teorie complottiste.
  • L'FBI ha ribadito che le indagini sono in corso e che eventuali responsabilità saranno perseguite secondo la legge.

Questo episodio solleva nuove domande sulla polarizzazione politica negli Stati Uniti e sulla diffusione di fake news in un contesto già teso.