Il Mondiale di calcio è lo spettacolo più redditizio al mondo, ma anche uno dei più controversi. Guidato da dirigenti finiti sotto inchiesta per cospirazione internazionale, ora presieduto da figure che chiedono di essere trattate come il Papa durante una visita in Canada, la FIFA ha trasformato la Coppa del Mondo in un circo dai mille volti oscuri.

Acquistata e finanziata per decenni da dittatori, sostenuta da chi vede nel calcio il più potente strumento di potere e di sportswashing, l’organizzazione ha perso ogni parvenza di credibilità. Eppure, nonostante l’incompetenza istituzionale e l’ipocrisia smaccata, continua a muovere milioni di appassionati, costringendo il mondo a ridere per lo shock, prima di rendersi conto delle realtà agghiaccianti che si nascondono dietro le quinte.

Non è possibile criticare la FIFA come si farebbe con una squadra minore, ad esempio i Las Vegas Raiders. Le sue malefatte sono su una scala talmente vasta da sfuggire a qualsiasi valutazione. Ci sono miliardi di motivi per boicottare il Mondiale 2026, ma non è questo l’obiettivo. Anzi, è probabile che lo si guarderà comunque.

Il calcio è un genio dell’intrattenimento: un flusso caotico di orgoglio nazionale, gloria eterna per i vincitori e un’occasione irripetibile per ogni giocatore. È lo spettacolo più grande sulla Terra, il culmine di una carriera. Eppure, oggi, viene calpestato come un insetto.

Sì, lo guarderemo. Ma lo faremo nonostante tutto ciò che sta accadendo. E sarà proprio questa dissonanza — il piacere contaminato da un profondo senso di repulsione — a trasformare la celebrazione in sofferenza.

Dalla corruzione del Qatar al caos annunciato del 2026

Il Mondiale 2022 in Qatar ha stabilito un record negativo: una pagina Wikipedia dedicata esclusivamente alle controversie che lo hanno accompagnato. Eppure, il torneo del 2026, che si svolgerà in Nord America, promette di superare ogni limite.

Se il Qatar era il risultato di corruzione, tangenti e segreti, il 2026 si preannuncia come il sequel in piena luce. Basti pensare a Donald Trump, vincitore del discutibile FIFA Peace Prize, che sarà uno dei protagonisti assoluti dell’evento grazie alla sua stretta collaborazione con Gianni Infantino. La loro complicità, unita a un ego smisurato, renderà il presidente statunitense il simbolo — anzi, il mascotte — di un torneo già segnato da ipocrisia e abusi.

Le politiche migratorie di Trump, che minacciano i diritti umani e la sicurezza dei tifosi, rappresentano solo uno dei tanti paradossi di un evento che dovrebbe celebrare l’unità, ma che invece si trasforma in un palcoscenico per interessi personali e nazionalismi estremi.

FIFA: un’organizzazione senza controllo

La Federazione Internazionale del Calcio non è più solo un simbolo di inefficienza. È diventata un’entità che sfida ogni logica, capace di trasformare lo sport più popolare al mondo in uno strumento di potere, denaro e manipolazione politica. E mentre i giocatori scendono in campo per scrivere pagine di storia, dietro le quinte si consumano decisioni che minano la credibilità stessa del calcio.

Il Mondiale 2026 non sarà solo una competizione sportiva. Sarà uno specchio deformante delle contraddizioni del nostro tempo: un evento globale che, invece di unire, divide; che, invece di celebrare, sfrutta; che, invece di ispirare, delude.