Un cambiamento generazionale e strutturale sta progressivamente sganciando l’identità nera dalla fedeltà al Partito Democratico, trasformando un elettorato storicamente affidabile in una platea di "agenti politici liberi", terreno fertile per i Repubblicani. Anche un modesto aumento del consenso repubblicano, unito a una fedeltà partitica in calo, potrebbe risultare decisivo in elezioni ravvicinate, soprattutto in un contesto post-Voting Rights Act.

I numeri che segnalano il cambiamento

Secondo i dati recenti di Gallup, l’identificazione con il Partito Repubblicano tra gli elettori neri ha raggiunto il 15-20% nel 2025, quasi il doppio rispetto al primo mandato di Trump. Questo trend è trainato soprattutto dagli uomini neri e da chi si avvicina per la prima volta al GOP. L’approvazione di Trump tra gli elettori neri è salita al 20% nel primo trimestre del 2025, rispetto all’11% registrato nello stesso periodo del 2017.

Tuttavia, questi dati non si traducono automaticamente in un recupero per i Democratici: la quota di adulti neri che si identificano o si orientano verso il Partito Democratico è scesa dal 77% nel 2020 al 66% nel 2023, un calo di 11 punti percentuali. Un fenomeno simile a quello osservato tra gli elettori bianchi, con una divisione tra la classe media istruita e la working class.

Le ragioni del distacco

Secondo Theodore Johnson, senior adviser di New America, il fenomeno non è una vera e propria realignment, ma piuttosto la nascita di elettori meno legati all’identità partitica tradizionale. "I numeri attuali sono superiori a quelli di otto anni fa, ma gli elettori neri uscivano dalla presidenza Obama in modo diverso", spiega Johnson. "Quando si separa l’identità partitica da quella razziale, si ottengono più elettori neri disposti a dare una chance ai Repubblicani".

Un altro fattore chiave è la crescente presenza di elettori neri di prima o seconda generazione, meno influenzati dalla politica dell’era Jim Crow. Secondo Johnson, circa un elettore nero su cinque appartiene a questa categoria, rendendo meno efficace il messaggio democratico sulla necessità di difendere i diritti civili. Anche le generazioni più giovani, ormai lontane dagli eventi del Movimento per i Diritti Civili, incontrano la storia di questo periodo meno attraverso i programmi scolastici o i media tradizionali.

Le politiche repubblicane e le reazioni democratiche

I Democratici hanno più volte avvertito che le politiche repubblicane in materia di voto e diritti civili rischiano di invertire decenni di progressi. La scorsa settimana, organizzazioni per i diritti civili hanno definito "bigottia" la sentenza della Corte Suprema che indebolisce il Voting Rights Act. Tuttavia, la Casa Bianca sottolinea i successi di Trump, come il finanziamento storico per gli HBCU (Historically Black Colleges and Universities), l’espansione della scelta scolastica e la riforma della giustizia penale.

Un portavoce della Casa Bianca ha dichiarato:

"Il presidente Trump è orgoglioso di aver ricevuto un sostegno storico dalla comunità nera nel 2024 e sta lavorando senza sosta per continuare a ottenere risultati per loro".

Dall’altra parte, i critici sottolineano che le politiche di Trump hanno indebolito l’Obamacare e minato il Voting Rights Act, simbolo delle battaglie di Martin Luther King Jr. e John Lewis.

Le sfide per i Democratici

Il partito si trova di fronte a una doppia sfida: recuperare elettori neri delusi e contrastare l’avanzata repubblicana tra i giovani e le nuove generazioni. Mentre i Repubblicani cercano di capitalizzare questa apertura, i Democratici devono ridefinire il proprio messaggio per un elettorato sempre più eterogeneo e meno legato alle narrative storiche.

Fonte: Axios