Mosca — Con l’avvicinarsi del 9 maggio, la Russia si prepara a celebrare la Giornata della Vittoria, il giorno più sacro del calendario nazionale, che commemora la sconfitta della Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Tuttavia, quest’anno la ricorrenza assume un sapore amaro: per la prima volta nella storia moderna, la tradizionale parata militare di Mosca sarà drasticamente ridotta.
Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che, invece dei consueti carri armati e mezzi corazzati che sfilano in Piazza Rossa, ci sarà solo una colonna di soldati e cadetti delle accademie militari che marceranno a piedi. La motivazione ufficiale? Il rischio di attacchi con droni ucraini, una minaccia che il Cremlino non può più ignorare.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che la decisione è stata presa per evitare possibili azioni terroristiche provenienti dall’Ucraina. La stessa riduzione delle celebrazioni interessa anche altre città russe, dove le parate sono state notevolmente accorciate o modificate.
Ma la situazione si fa ancora più imbarazzante. Secondo quanto riportato dall’advisor per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, il presidente Vladimir Putin avrebbe chiamato il suo omologo americano Donald Trump per proporre una tregua temporanea durante le celebrazioni del 9 maggio. Sebbene Trump abbia dichiarato ai giornalisti di aver suggerito lui stesso la tregua, le dichiarazioni di Ushakov e i media russi lasciano pochi dubbi: è stato Putin a prendere l’iniziativa.
In altre parole, Putin avrebbe chiesto a Trump di esercitare pressioni su Volodymyr Zelensky affinché l’Ucraina non attacchi Mosca con i droni durante la parata. Come ha commentato la giornalista Elena Malakhovskaya durante la trasmissione Khodorkovsky Live: «Al quinto anno di guerra, è Zelensky a decidere se Putin potrà sfilare in Piazza Rossa».
La preoccupazione del Cremlino non è infondata. Solo pochi giorni fa, un attacco con droni ucraini ha violato le difese aeree di Mosca, dimostrando che la minaccia è reale. Negli ultimi mesi, gli attacchi ucraini hanno raggiunto città russe lontane dai confini del conflitto, come Ekaterinburg, Chelyabinsk e Perm, situate a oltre 600 chilometri dal confine ucraino.
La propaganda russa, attraverso canali come Rossiya-1 e la giornalista Olga Skabeyeva, cerca di giustificare questi attacchi definendoli «terrorismo aereo», sostenendo che l’Ucraina ricorre a queste tattiche perché sta perdendo sul campo. Tuttavia, questa narrazione sta perdendo credibilità. Anche tra i più scettici occidentali, come il blogger Andrew Sullivan, si inizia a parlare di un «miracolo ucraino». All’interno della Russia, persino i sostenitori più accesi della guerra ammettono sconfitte e definiscono il conflitto una «guerra senza sbocco».
I dati confermano questo cambiamento. Secondo gli ultimi rapporti di aprile, per la prima volta dal 2023, la Russia ha perso più territorio di quanto ne abbia conquistato. Come sottolineato da analisti come Brynn Tannehill, questa primavera ha segnato un cambiamento strategico sottile ma significativo a favore dell’Ucraina.
In un contesto del genere, la riduzione della parata del 9 maggio non è solo una misura di sicurezza, ma anche un segnale di debolezza. La Russia, che per decenni ha usato la Giornata della Vittoria come strumento di propaganda per dimostrare la propria potenza militare, si trova ora costretta a nascondersi dietro la paura dei droni ucraini.