Il termine "filler" ha subito una metamorfosi simile a quella di "LARPing": da insulti di nicchia su internet a parole d’ordine per bollare come "posers" chiunque non rispecchi certi standard. Allo stesso modo, "filler" è passato dal linguaggio degli appassionati di anime a un’espressione mainstream utilizzata per definire qualsiasi episodio di serie come The Boys o Invincible che non incontra il favore del pubblico. Se da un lato non si può biasimare chi lo usa correttamente, dall’altro è evidente che si sta perdendo di vista il vero significato di questo termine.
L’origine del filler e il suo ruolo nell’animazione
Il filler non è semplicemente un episodio "cattivo" o "lento". Nella sua accezione originale, indica contenuti aggiuntivi creati appositamente per un anime quando il manga di riferimento non riesce a tenere il passo con la pubblicazione degli episodi. Questo fenomeno era particolarmente diffuso negli anni ’90 e 2000, soprattutto tra le "Big Three" dell’animazione giapponese: Naruto, Bleach e One Piece.
Alcuni esempi di filler sono diventati tristemente famosi per la loro scarsa qualità o per aver deviato dalle trame originali. Tra questi:
- Bleach: intere stagioni dedicate a battaglie contro vampiri, lontane dal nucleo narrativo della serie.
- Naruto: un arco filler che precede lo scontro tra Sasuke e Naruto, ma in modo ancora più banale rispetto alla versione canonica.
- One Piece: avventure originali dei Pirati di Cappello di Paglia durante il loro viaggio sulla Rotta Maggiore, intrecciate in modo confuso con gli eventi canonici.
Questi episodi hanno dato vita a una vera e propria industria di "tagli" e recut realizzati dai fan, con lo scopo di eliminare centinaia di ore di contenuti non canonici dalle liste di visione degli spettatori.
Il declino del filler tradizionale e la sua eredità
Fortunatamente, l’era delle lunghe stagioni di filler è ormai tramontata. Oggi, la maggior parte degli anime segue un calendario stagionale con episodi che variano dalle 12 alle 25 unità, dando agli studi di animazione maggiore libertà di adattare direttamente i capitoli del manga. Tuttavia, il termine "filler" continua a essere usato in modo improprio, soprattutto quando un episodio di un adattamento — che sia anime, cartone o live-action — si discosta dalla fonte originale.
Dopo aver vissuto l’epoca d’oro (e talvolta oscura) dei filler shonen e degli episodi di fanservice, la mia opinione è chiara: il filler merita una seconda chance.
Perché il filler può essere un valore aggiunto
Non tutti i filler sono uguali, ma molti rappresentano un’opportunità unica per arricchire una serie. Ecco perché:
- Sviluppo dei personaggi: episodi più lenti permettono di approfondire le dinamiche tra i protagonisti, offrendo momenti di introspezione che altrimenti verrebbero tralasciati.
- Costruzione del mondo: il filler può esplorare ambientazioni, culture o storie secondarie che arricchiscono l’universo narrativo.
- Tono e atmosfera: in serie come One Piece, episodi filler come quelli ambientati a Water Seven o durante il viaggio a Skypiea hanno contribuito a definire l’identità unica della serie, rendendola più di una semplice successione di combattimenti.
- Pausa narrativa: dopo settimane di scontri epici, un episodio più tranquillo offre agli spettatori un momento di respiro, senza rinunciare alla qualità.
I migliori esempi di filler che oggi verrebbero bollati come "cattivi"
Se oggi fossero pubblicati, molti episodi filler verrebbero etichettati come "inutili" o "noiosi". Eppure, alcuni di essi sono diventati cult tra i fan. Ecco una selezione dei miei preferiti:
One Piece
La serie di One Piece soffre di un problema particolare: molta della sua prima parte è composta da filler che, pur essendo intrecciati agli eventi canonici, risultano pesanti da seguire. Per questo motivo, la serie sta per essere rimasterizzata da Wit Studio con il progetto One Pace, che mira a snellire l’enorme mole di episodi per i nuovi spettatori che si avvicinano alla serie dopo il successo della versione live-action.
Nonostante ciò, alcuni episodi filler di One Piece sono diventati celebri per la loro capacità di espandere il mondo della serie. Tra questi:
- "L’isola di Drum" (Episodio 64-67): un’avventura che introduce la Dr. Kureha e approfondisce il passato di Tony Tony Chopper, aggiungendo profondità al personaggio.
- "Il regno di Alabasta" (Episodi 92-135): pur essendo un arco canonico, la sua versione anime include diversi episodi filler che arricchiscono la trama con dettagli sui personaggi secondari e sulle culture locali.
- "Skypiea" (Episodi 154-206): un’avventura epica che, pur essendo in parte originale, ha contribuito a definire l’atmosfera unica dell’isola volante.
Altri esempi notevoli
- Naruto: "L’arco di Gaara" (Episodi 136-143) — Un episodio filler che, pur non essendo canonico, ha approfondito il personaggio di Gaara e le sue relazioni con gli altri ninja di Konoha.
- Bleach: "L’arco della Soul Society" (Episodi 34-50) — Nonostante sia in parte canonico, include episodi filler che hanno contribuito a sviluppare i personaggi secondari come Renji Abarai e Byakuya Kuchiki.
- Dragon Ball Z: "Le saghe di Garlic Jr. e Tien Shinhan" — Episodi filler che, pur non essendo parte della trama principale, hanno introdotto personaggi iconici e momenti memorabili.
Conclusione: il filler non è il nemico
Il termine "filler" è stato distorto fino a diventare un insulto generico, ma la sua storia racconta di un’epoca in cui gli anime potevano permettersi di sperimentare, espandere e arricchire le proprie trame. Oggi, con la produzione più standardizzata, il filler è diventato raro, ma non per questo meno prezioso quando ben realizzato.
In un panorama in cui le serie vengono giudicate per la loro capacità di rispettare fedelmente le fonti, è importante ricordare che la libertà creativa può portare a risultati sorprendenti. Che si tratti di un episodio tranquillo, di un’avventura secondaria o di un esperimento narrativo, il filler — quando fatto bene — non è spazzatura, ma un tassello fondamentale dell’esperienza di una serie.
"Il filler non è un difetto, ma un’opportunità: quella di esplorare ciò che la trama principale non può permettersi di mostrare."