Il torneo di LIV Golf in programma questo fine settimana al Trump National Golf Club di Washington D.C. si svolgerà regolarmente, nonostante la rottura con il fondo sovrano saudita Public Investment Fund (PIF), che per anni ha sostenuto finanziariamente la competizione con ingenti risorse. Ora, con il distacco del principale finanziatore, la sopravvivenza della lega appare sempre più incerta.
I vertici di LIV Golf cercano di mantenere un atteggiamento ottimista sulla prosecuzione dell’attività, ma non tutti i giocatori condividono lo stesso entusiasmo. Molti di loro, infatti, hanno aderito alla lega esclusivamente per l’accesso ai cospicui finanziamenti sauditi, ora venuti meno.
Durante una conferenza stampa tenutasi martedì, sono stati resi disponibili alcuni rappresentanti di Legion XIII — una delle squadre della lega, nota anche per i nomi fantasiosi delle formazioni, un tempo considerata una delle "innovazioni" di LIV Golf. Tra loro, il capitano della squadra Jon Rahm, uno dei giocatori più famosi e meglio retribuiti ad aver lasciato la PGA per LIV, ha ammesso apertamente di sentirsi vincolato dal proprio contratto.
"Attualmente mi rimangono diversi anni di contratto. Sono abbastanza sicuro che chi lo ha redatto abbia fatto un ottimo lavoro, quindi non vedo molte vie d’uscita. Per ora non ci penso, perché abbiamo ancora una stagione da giocare e major da affrontare. Non è qualcosa su cui voglio soffermarmi ora."
Le dichiarazioni di Rahm riflettono la preoccupazione diffusa tra i giocatori, molti dei quali si trovano in una posizione scomoda: legati a contratti pluriennali con una lega che rischia di non garantire più la stessa stabilità economica. La situazione solleva dubbi sulla capacità di LIV Golf di mantenere competitività e attrattiva senza il sostegno finanziario del PIF.