Un esodo senza precedenti: 32.000 BTC venduti in tre mesi
I minatori Bitcoin quotati in borsa hanno liquidato oltre 32.000 Bitcoin nel primo trimestre del 2026, un record assoluto che supera di gran lunga le vendite registrate durante il collasso di Terra-Luna nel 2022. Questo massiccio disinvestimento coincide con un radicale cambio di strategia: i giganti del settore stanno reindirizzando miliardi di dollari verso l’intelligenza artificiale, abbandonando il tradizionale modello di business basato sul mining di Bitcoin.
Il peso dell’hashing: perché i minatori stanno abbandonando BTC
La decisione di vendere così ingenti quantità di Bitcoin non è casuale. Dopo il dimezzamento del 2024, che ha ridotto le ricompense per blocco da 6,25 a 3,125 BTC, i costi di produzione sono schizzati a livelli insostenibili. Secondo i dati di CoinShares, il costo medio ponderato per minare un singolo Bitcoin ha superato gli 80.000 dollari nell’ultimo trimestre del 2025, mentre i ricavi sono crollati a soli 28-30 dollari per petahash al giorno nel primo trimestre 2026.
Questa combinazione di fattori ha reso il mining di Bitcoin economicamente svantaggioso per molti operatori, costringendoli a cercare alternative più redditizie. L’hashrate della rete, pur rimanendo elevato, mostra segni di affaticamento, evidenziando una pressione crescente sulla sicurezza della blockchain.
I principali attori del disinvestimento
Tra i minatori che hanno ridotto drasticamente le proprie riserve di Bitcoin spiccano:
- Marathon Digital, che ha venduto oltre 13.000 BTC, uscendo così dalla top 3 dei maggiori detentori di Bitcoin;
- Riot Platforms, con una vendita di 4.026 BTC;
- Core Scientific, che ha liquidato circa 1.900 BTC per raccogliere 175 milioni di dollari;
- Cango, che ha venduto 2.000 BTC per estinguere debiti garantiti da Bitcoin e ripulire il proprio bilancio.
Secondo i dati di CryptoQuant, i minatori pubblici hanno venduto 61.000 BTC in meno dall’inizio del ciclo attuale, utilizzando le proprie riserve digitali come fonte di liquidità piuttosto che come asset strategico a lungo termine.
AI vs Bitcoin: il futuro dei minatori è nell’intelligenza artificiale?
La transizione verso l’IA non è solo una scelta economica, ma una necessità strategica. Secondo le stime, i primi 10 minatori pubblici potrebbero generare tra 4,7 e 9,3 miliardi di dollari dal mining di Bitcoin, ma fino a 4,1 miliardi da contratti a lungo termine nel settore dell’IA. Questo spostamento di capitali sta ridefinendo il ruolo stesso dei minatori nella rete Bitcoin, mettendo a rischio la sicurezza della blockchain.
«Il modello economico del mining di Bitcoin è ormai insostenibile per molti operatori. La combinazione tra costi elevati e ricavi in calo sta spingendo i minatori a cercare alternative più redditizie, come l’IA.»
James Butterfill, responsabile della ricerca presso CoinShares
Le conseguenze per la sicurezza della rete Bitcoin
La vendita massiccia di Bitcoin da parte dei minatori non è solo un segnale di difficoltà economiche, ma anche un campanello d’allarme per la sicurezza della rete. I minatori svolgono un ruolo cruciale nel validare le transazioni e proteggere la blockchain dagli attacchi. Se la redditività del mining continua a diminuire, la rete potrebbe subire una riduzione dell’hashing power, rendendola più vulnerabile.
Attualmente, le commissioni di transazione rappresentano meno dell’1% dei ricavi totali dei minatori, rendendo il sistema ancora più dipendente dalle ricompense di blocco. Senza un aumento significativo del prezzo di Bitcoin o una riforma delle commissioni, la stabilità della rete potrebbe essere messa a dura prova nei prossimi mesi.