La NFL vive di copertura mediatica: la cerca, la alimenta, ne ha bisogno. Eppure, molte delle sue squadre pretendono di controllarla a proprio piacimento. Un esempio recente è arrivato martedì, quando l’allenatore dei New England Patriots, Mike Vrabel, si è presentato improvvisamente di fronte ai giornalisti per rilasciare una dichiarazione su un argomento che in passato aveva definito "ridicolo".

Ma non ha risposto a nessuna domanda. Quando è stato reso disponibile ai media, i reporter sono stati invitati a spegnere microfoni e telecamere e a limitarsi a domande strettamente tecniche. Un giornalista ha provato a chiedere qualcosa di diverso, ma Stacey James, vicepresidente delle comunicazioni, è intervenuta bloccando la domanda.

Questo atteggiamento è inaccettabile. Vrabel, 50 anni e alla sua ottava stagione da capo allenatore, è un professionista adulto. Può scegliere di non rispondere, può rispondere come meglio crede, ma non può imporre limiti arbitrari alle domande. Soprattutto quando si tratta di un tema che ha già affrontato, seppur in modo vago, nella sua dichiarazione.

Le organizzazioni sportive che cercano l’attenzione dei media non possono pretendere di dettare i termini della copertura. Quando accade, i giornalisti devono reagire. Martedì, la stampa è stata colta impreparata. Giovedì sera, invece, dovrebbe porre qualsiasi domanda rilevante senza restrizioni. E Vrabel dovrebbe essere pronto a rispondere, anche solo per declinare educatamente.

La libertà di stampa non è un optional, nemmeno nello sport. I coach e le squadre devono accettare che i giornalisti facciano il loro lavoro: informare il pubblico senza filtri imposti.