Un piano "insano" per finanziare OpenAI
Ex dipendenti di OpenAI hanno denunciato piani estremamente controversi ideati dalla leadership per arricchire l’azienda, tra cui una strategia per manipolare governi mondiali e scatenare una competizione tecnologica tra potenze come Cina e Russia. Secondo un’inchiesta del New Yorker, questi piani sarebbero stati discussi già nel 2017, quando OpenAI era ancora un’organizzazione no-profit.
La "teoria dei paesi": giocare con le superpotenze
Greg Brockman, cofondatore e presidente di OpenAI, avrebbe proposto un piano interno noto come "teoria dei paesi". L’obiettivo? Attirare finanziamenti governativi sfruttando la paura di un’escalation tecnologica simile a quella nucleare.
Secondo la testimonianza di Page Hedley, ex consulente etico di OpenAI, Brockman avrebbe suggerito di mettere in competizione Cina e Russia, ad esempio avviando una gara al rialzo per acquisire tecnologie AI. La logica, secondo Hedley, sarebbe stata:
"Ha funzionato per le armi nucleari, perché non per l’AI?"
Jack Clark, all’epoca direttore delle politiche di OpenAI, avrebbe descritto la strategia come un "dilemma del prigioniero", in cui i governi si sarebbero sentiti costretti a finanziare l’azienda per evitare di rimanere indietro in una corsa agli armamenti tecnologici.
Reazioni sconvolte tra i dipendenti
Un ricercatore junior presente alla riunione avrebbe definito il piano "completamente folle". Nonostante le critiche interne, la strategia sarebbe stata portata avanti per mesi, finché alcuni dipendenti non hanno minacciato di dimettersi, costringendo la leadership a rinunciarvi.
Page Hedley ha osservato che, per Sam Altman, le obiezioni etiche avevano meno peso della paura di perdere un’opportunità di finanziamento.
"Era sempre qualcosa che aveva più peso nei calcoli di Sam rispetto a ‘Questo piano potrebbe scatenare una guerra tra grandi potenze’".
Altman e la manipolazione degli Stati Uniti
Sam Altman non si sarebbe limitato a giocare con le dinamiche geopolitiche: avrebbe anche manipolato le istituzioni statunitensi. A partire dal 2017, avrebbe ripetutamente affermato di fronte a funzionari dell’intelligence USA che la Cina avesse avviato un "Progetto Manhattan per l’AGI" (Intelligenza Artificiale Generale), una minaccia che avrebbe richiesto miliardi di dollari in finanziamenti governativi per essere contrastata.
Quando gli ufficiali hanno chiesto prove, Altman avrebbe risposto in modo vago:
"Ho sentito cose".
Un funzionario che ha indagato sulle affermazioni ha concluso che si trattava di una strategia di vendita:
"Era solo un espediente per ottenere finanziamenti".
L’immagine pubblica di Altman: tra Oppenheimer e il rischio geopolitico
Secondo il New Yorker, Altman avrebbe coltivato un’immagine pubblica simile a quella di J. Robert Oppenheimer, il fisico dietro la bomba atomica, ma con una narrativa diversa: non più la lotta contro il nazismo, bensì la paura di un divario tecnologico con la Cina. Una strategia che, secondo l’inchiesta, avrebbe contribuito a ottenere il sostegno di governi e investitori.
Le critiche interne e il futuro di OpenAI
Questi resoconti si aggiungono a precedenti accuse secondo cui Altman non avrebbe competenze tecniche profonde in materia di intelligenza artificiale. Nonostante ciò, la sua leadership ha portato OpenAI a diventare uno dei principali attori nel settore, con partnership strategiche e miliardi di dollari in finanziamenti.
Le rivelazioni del New Yorker sollevano nuove domande sulla trasparenza e l’etica nella corsa all’AI, in un momento in cui governi di tutto il mondo stanno cercando di regolamentare la tecnologia.