Mentre gli investitori cercavano di stabilizzare le attese sui tassi del 2026, il mercato petrolifero ha consegnato alla Federal Reserve un nuovo problema inflazionistico. La prossima riunione della Fed, in programma per il 28 e 29 aprile, si svolge in un contesto di forte volatilità, con il Bureau of Economic Analysis (BEA) che pubblicherà il 30 aprile la stima preliminare del PIL del primo trimestre e i dati sulle spese personali di marzo, inclusa la misura preferita dalla Fed per l’inflazione, il PCE.
Tre eventi così ravvicinati rappresentano una prova di stress per la narrativa di allentamento monetario che ha sostenuto i mercati nel corso della primavera. Bitcoin si trova al centro di questa dinamica. Negli ultimi cicli, il prezzo di BTC ha seguito da vicino l’andamento dei tassi, della liquidità e dell’appetito al rischio. Quando scoppiano conflitti che minacciano l’offerta di petrolio, i prezzi energetici salgono. A loro volta, l’aumento dei costi dell’energia si ripercuote su trasporti, produzione e prezzi al consumo, esercitando pressioni dove i mercati meno vorrebbero vederle: sull’inflazione.
Bitcoin si avvicina al weekend con una domanda più ampia di quanto il solo mercato crypto possa risolvere. Se il petrolio costringerà la Fed a mantenere tassi più alti più a lungo, i mercati potrebbero dover rivedere al rialzo l’intero percorso di riduzione dei tassi atteso finora.
Le dichiarazioni dei vertici Fed
I funzionari della Federal Reserve stanno già affrontando il rischio inflazionistico in termini diretti. Alberto Musalem, presidente della Fed di St. Louis, ha dichiarato che i prezzi elevati del petrolio potrebbero mantenere l’inflazione core intorno al 3% nel 2026, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale, con tassi che potrebbero restare invariati per un periodo prolungato.
Un giorno dopo, John Williams, presidente della Fed di New York, ha sottolineato come gli sviluppi in Medio Oriente stiano già aumentando le pressioni inflazionistiche e l’incertezza. Queste dichiarazioni spostano il dibattito fuori dal semplice chiacchiericcio di mercato: i funzionari della Fed stanno trattando i prezzi energetici legati ai conflitti come un canale attivo di inflazione.
Un test per la narrativa di allentamento
Negli ultimi mesi, gli investitori hanno cercato di individuare il momento in cui la Fed avrebbe potuto riprendere ad allentare la politica monetaria. Questa prospettiva si basava sull’ipotesi che l’inflazione avrebbe continuato a diminuire in modo ordinato. Ora, invece, il petrolio sta rimettendo tutto in discussione. Un’impennata dei prezzi energetici può rallentare la disinflazione, riaccendere i timori di effetti a catena e spingere i policy maker verso un tono più cauto, anche prima che i dati confermino appieno il cambiamento.
Per questo motivo, la riunione di aprile potrebbe essere influenzata più dal tono della Fed che dalla decisione stessa. I mercati ascolteranno con attenzione eventuali segnali di fiducia, esitazioni o indizi che il percorso verso tassi più bassi si sia ristretto rispetto ai primi di aprile. Un solo picco del petrolio potrebbe oscurare l’umore dei mercati, costringendo la Fed ad affrontare una riunione con pressioni inflazionistiche che si muovono nella direzione sbagliata.
Il petrolio al centro della crisi
Il problema ha il petrolio al centro perché le interruzioni dell’offerta fisica restano gravi. Il 10 aprile, i prezzi del greggio hanno superato i 90 dollari al barile, un livello che non si vedeva da mesi. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, la Fed si troverebbe di fronte a una scelta difficile: mantenere i tassi alti più a lungo o rischiare di alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche.
In questo scenario, Bitcoin e gli asset rischiosi si trovano in una posizione delicata. Una politica monetaria più restrittiva potrebbe ridurre la liquidità disponibile per i mercati, mentre l’inflazione persistente erode il potere d’acquisto. Gli investitori dovranno valutare attentamente se la narrativa di un allentamento imminente sia ancora sostenibile o se sia necessario un aggiustamento delle aspettative.