Nell’ultimo episodio di Hacks, la leggendaria Deborah Vance, interpretata da Jean Smart, si trova di fronte a una proposta inquietante: un investitore le chiede di utilizzare il suo repertorio di battute per uno strumento di comedy generato dall’intelligenza artificiale. La puntata si trasforma in una riflessione profonda sulle implicazioni etiche e morali di questa tecnologia, prima che Deborah respinga l’offerta con fermezza. «Perché volete ottimizzare il processo creativo?», domanda al suo interlocutore. «Questo è uno dei pochi aspetti che abbiamo davvero capito».
Questa scena non è solo un episodio isolato, ma un riflesso delle ansie che attraversano Hollywood e il mondo tech. Mentre l’IA continua a essere un termine controverso nel settore dell’intrattenimento, rappresenta anche un terreno fertile per sceneggiatori che, da anni, incorporano le preoccupazioni della società — e le loro stesse — nelle trame delle serie TV. Da Hacks a The Comeback, passando per altre produzioni, l’intelligenza artificiale sta diventando un tema centrale, discusso non solo tra esperti di medicina o informatica, ma anche attraverso i personaggi delle fiction.
Le serie TV come specchio della società
Le serie televisive hanno sempre avuto il potere di introdurre idee innovative al grande pubblico. The Jeffersons ha rappresentato famiglie nere benestanti, Ellen DeGeneres ha portato alla luce l’omosessualità in prima serata negli anni ’90, e Gilmore Girls ha celebrato le potenzialità di Google negli anni 2000. Anche The Comeback, una serie nota per la sua analisi sottile e interessante sull’IA, aveva già esplorato nel 2005 come la nascita del reality TV avrebbe influenzato Hollywood. Oggi, a distanza di vent’anni, il riflettore è puntato sull’intelligenza artificiale.
«Hollywood ha sempre seguito i soldi, e i soldi sono rappresentati da chi guarda. Quando pensavamo che il reality TV fosse la fine della narrativa, era reale», ha dichiarato a TheWrap Michael Patrick King, co-creatore di The Comeback. «Invece, è diventato solo un’ala di una casa chiamata televisione, e siamo entrati in quella che viene definita la seconda età dell’oro della narrativa televisiva. Quindi non sappiamo cosa ci aspetta. Sappiamo però che l’IA è qui».
Le paure degli sceneggiatori
Le ansie legate all’IA non sono nuove. Durante lo sciopero della WGA tre anni fa, gli sceneggiatori hanno lottato per ottenere tutele contro l’uso dell’IA, temendo che questa tecnologia potesse compromettere la loro etica professionale e minacciare i loro posti di lavoro. Nonostante abbiano ottenuto alcune garanzie nei nuovi contratti con gli studi, molti professionisti di Hollywood continuano a vedere nell’IA una minaccia incombente.
TheWrap ha intervistato sceneggiatori e showrunner sulle loro scelte di integrare l’IA nelle trame delle loro serie. Le motivazioni variano: alcuni hanno voluto dare voce alle preoccupazioni dei loro personaggi, altri hanno cercato il modo più efficace per portare avanti le storie in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.
Comedy e intelligenza artificiale
Jen Statsky, co-creatrice di Hacks, ha ammesso di aver trovato spaventoso affrontare il tema dell’IA a causa della sua natura mutevole. Tuttavia, ha sottolineato come fosse fondamentale per la serie riflettere i timori di Deborah Vance e di Ava, la giovane sceneggiatrice interpretata da Hannah Einbinder. Nel corso delle cinque stagioni di Hacks, la serie ha sempre affrontato temi di attualità come il cambiamento climatico, contrapponendo la prospettiva conservatrice di Deborah a quella progressista di Ava. Ora, l’IA si aggiunge a questa dialettica, diventando un altro elemento di confronto tra generazioni e visioni del mondo.