Il processo penale contro Stefon Diggs, ricevitore free agent, si è svolto lunedì e martedì scorsi. L'esito è stato un'assoluzione. Ora che il caso è chiuso, emergono diverse criticità che hanno caratterizzato l'intero procedimento. Ecco i punti principali.
1. La procura non ha valutato correttamente il caso
Il fallimento del caso non dipendeva dalla versione dei fatti presentata dalla presunta vittima, Mila Adams, durante il processo riguardo all'aggressione presunta. Al contrario, il resto della sua testimonianza ha minato la sua credibilità al punto che la giuria ha respinto la sua versione sugli aspetti fondamentali della vicenda.
La procura avrebbe dovuto riconoscere tempestivamente le falle sia nella ricostruzione dei fatti che nella capacità di Adams di sostenere la sua versione. Durante le interviste preliminari, avrebbe dovuto sottoporla a un interrogatorio più rigoroso per verificare la solidità della sua testimonianza e, soprattutto, per determinare se la sua storia avrebbe retto al controinterrogatorio.
Dalla testimonianza di Adams è emerso che, nei giorni e nelle ore successive all'aggressione presunta, non ha mostrato comportamenti coerenti con chi afferma di essere stato schiaffeggiato e strangolato. Non presentava lesioni visibili immediatamente dopo l'episodio; se mai ne avesse avute, non ha documentato il fatto con foto o video. Un elemento ancora più rilevante riguarda le sue motivazioni economiche: Adams ha dichiarato di essere stata sottopagata durante il suo impiego come chef personale e convivente di Diggs. Tuttavia, le prove presentate dalla difesa hanno smentito questa affermazione.
Inoltre, Adams ha cercato di dare l'impressione di non voler ottenere alcun risarcimento da Diggs per l'aggressione presunta. Per giustificare questa posizione, ha attribuito a terzi il ruolo di intermediari per ottenere un indennizzo lavorativo, nonostante non avesse lesioni che le impedissero di svolgere le normali attività quotidiane, inclusa la possibilità di lavorare.
Questi sono tutti elementi che la procura avrebbe dovuto individuare senza costringere Diggs a sostenere le spese, il disagio e l'incertezza di un processo. Tale valutazione dovrebbe essere parte integrante dell'obbligo di prudenza e giustizia che spetta a un pubblico ministero. Un rapporto di polizia può essere presentato da chiunque, ma spetta poi all'autorità giudiziaria, sotto il controllo del procuratore locale, esercitare la discrezionalità necessaria per decidere chi debba essere perseguito penalmente.
Alla luce delle prove emerse durante il processo, Diggs non avrebbe mai dovuto essere incriminato. Non avrebbe dovuto essere accusato perché la procura non avrebbe mai dovuto credere di poter convincere una giuria della sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
2. La procura non ha preparato adeguatamente la testimone chiave
Ogni testimone chiamato a deporre deve comprendere appieno come si svolgerà il processo. Mila Adams, invece, non era preparata a sostenere un esame rigoroso, molto più complesso che limitarsi a raccontare la sua versione dei fatti e poi andarsene.
Non era pronta a rispondere in modo convincente alle evidenti debolezze della sua testimonianza, che sono emerse durante il controinterrogatorio.