Tesla ha depositato un nuovo marchio legato alla tanto attesa seconda generazione della Roadster, un’auto elettrica super sportiva ancora in fase di sviluppo. La domanda, presentata presso l’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti il 28 aprile, include un logo a forma di scudo con la scritta "ROADSTER" in alto e quattro linee verticali in basso.
Secondo la descrizione ufficiale, queste linee rappresentano "velocità, propulsione, calore o vento". Un dettaglio che ha fatto sorridere molti osservatori, suggerendo un possibile riferimento ironico alla "vaporware" (prodotti promessi ma mai realizzati).
Il nuovo marchio non si limita all’auto: copre infatti una vasta gamma di prodotti e servizi, tra cui veicoli elettrici, attrezzature di ricarica, abbigliamento, calzature, cappelli e persino indumenti per neonati. Un’estensione che conferma l’intenzione di Tesla di consolidare il brand Roadster anche al di fuori del settore automobilistico.
Questa è almeno la terza domanda di marchio legata alla Roadster depositata da Tesla nel 2026. Tra le precedenti richieste figurano un logo stilizzato con la scritta "Roadster" e un design minimalista della vettura. Nessuna delle domande è stata ancora approvata.
Durante la chiamata per i risultati finanziari di aprile, Elon Musk ha dichiarato che la versione di produzione della Roadster potrebbe essere svelata "tra un mese o poco più", aggiungendo che l’auto non sarà probabilmente un grande driver di ricavi per l’azienda. Una dichiarazione che si aggiunge a una lunga serie di ritardi, che si protraggono ormai da quasi un decennio.
La seconda generazione della Roadster era stata presentata nel 2017 con grande clamore, promettendo prestazioni record, un’autonomia superiore e persino un pacchetto opzionale ispirato a SpaceX. Da allora, Musk ha più volte anticipato dimostrazioni, svelamenti e tempistiche di produzione, ma l’auto non è ancora entrata in produzione.
Tesla raccoglie prenotazioni per la Roadster da quasi dieci anni. Alcuni clienti hanno segnalato difficoltà a ottenere la restituzione dei depositi, e secondo quanto riportato, l’accordo della Founders Series prevedeva che parte dei 50.000 dollari di deposito fosse non rimborsabile. Una situazione che alimenta ulteriormente le critiche e i dubbi sulla credibilità delle promesse dell’azienda.