Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, la sua presenza sembra inevitabilmente accompagnata da quella di Gianni Infantino, presidente della FIFA. Che si tratti dell’insediamento presidenziale, di una visita di Stato in Medio Oriente o di una riunione del discutibile "Board of Peace", le telecamere spesso inquadrano anche il numero uno del calcio mondiale.
Infantino non ha perso tempo: fin dai primi giorni del secondo mandato di Trump, ha seguito il presidente statunitense come un cane fedele, presentandosi come un alleato strategico. A giugno, insieme organizzeranno la Coppa del Mondo 2026, di cui la maggior parte delle partite si svolgerà negli Stati Uniti. "Insieme renderemo non solo l’America di nuovo grande, ma il mondo intero", aveva dichiarato Infantino durante l’insediamento di Trump.
Negli ultimi 15 mesi, il presidente FIFA ha sostenuto Trump in ogni sua decisione, dalla guerra commerciale contro le nazioni che si qualificano ai Mondiali alle restrizioni ai viaggiatori, fino alle minacce rivolte a tutto il mondo, inclusi i co-organizzatori Canada e Messico. A ottobre, Infantino ha indossato un cappello MAGA rosso e si è impegnato a finanziare con fondi FIFA il controverso piano di ricostruzione di Gaza proposto da Trump. Due mesi dopo, gli ha consegnato il primo "FIFA Peace Prize", un premio che probabilmente passerà alla storia come il più ridicolo mai istituito.
Ma non è tutto: Infantino ha iniziato a imitare anche il linguaggio di Trump. Poco prima di consegnargli il premio, aveva definito la Coppa del Mondo "l’evento più grande che l’umanità abbia mai visto e vedrà mai".
Trump e Infantino sono due facce della stessa medaglia corrotta: entrambi leader internazionali avidi, abituati a mentire per ottenere ciò che vogliono, a violare le regole e a sfruttare le persone comuni. Non sorprende, quindi, che i rispettivi ambiti di influenza stiano diventando sempre più simili: caotici, divisivi e travolti da scandali e conflitti. Ma cosa succederà quando questi due poteri si incontreranno a giugno?
Infantino ama descrivere la Coppa del Mondo in termini messianici. Nel 2024, aveva affermato che il torneo è "un catalizzatore unico per il cambiamento sociale positivo e l’unità". Eppure, almeno nel New Jersey, il torneo sta dimostrando il contrario. Lo stato, infatti, ha annunciato che addebiterà ai tifosi circa 150 dollari per il tragitto in treno di 15 minuti tra la Penn Station di Manhattan e il MetLife Stadium di East Rutherford, solitamente costato 12,90 dollari. Ma non si tratta di un tentativo di arricchimento da parte di uno stato democratico: il New Jersey sta solo cercando di coprire i costosi oneri per ospitare otto partite del torneo.
"Avrete probabilmente letto recenti notizie sui costi di trasporto per le partite dei Mondiali in New Jersey", ha dichiarato il governatore dello stato, Mikie Sherrill, in un video pubblicato sui social media. "La nostra amministrazione ha ereditato un accordo in cui la FIFA si è impegnata a coprire solo una parte delle spese, lasciando allo stato il peso dei costi rimanenti."
La situazione rischia di peggiorare ulteriormente, soprattutto se si considera che la partnership tra Trump e Infantino sta già trasformando la Coppa del Mondo in un evento sempre più lontano dai valori di inclusione e fair play che dovrebbe rappresentare.