Il megaprogetto di data center per l’intelligenza artificiale, legato al nome di Donald Trump e sostenuto dai suoi alleati, è in grave difficoltà. I ritardi e le complessità logistiche rischiano di bloccare l’iniziativa ancor prima che possa iniziare. L’ultimo segnale di crisi è arrivato venerdì scorso: il CEO Toby Neugebauer ha annunciato le sue dimissioni, scatenando un crollo delle azioni della società, già in calo del 75% negli ultimi sei mesi.

Perché è importante: Fermi America, co-fondata dall’ex segretario all’Energia di Trump Rick Perry, rappresenta un banco di prova cruciale per verificare se i progetti infrastrutturali più ambiziosi nel campo dell’AI possano mantenere le promesse fatte.

Le dichiarazioni di Neugebauer: In un’intervista a Axios pubblicata giovedì, Neugebauer ha difeso il progetto, ammettendo però alcune criticità. Ha sottolineato di aver sottovalutato la complessità di iniziative di questa portata, in particolare per quanto riguarda i sistemi di raffreddamento necessari per gli chip AI.

«Potrei aver frainteso la disponibilità della catena di fornitura per questi sistemi» ha dichiarato. «Accetto questa come una mia responsabilità».

La società non ha fornito ulteriori commenti né a Axios né direttamente a Neugebauer sabato.

Le sfide principali

Tra i problemi più gravi che la società deve affrontare c’è l’assenza di un cliente principale confermato, solitamente un hyperscaler, la cui presenza è considerata essenziale per procedere, soprattutto per la progettazione dei sistemi di raffreddamento. Queste difficoltà emergono da un rapporto indipendente di Cleanview, una società di intelligence di mercato specializzata in energia pulita e data center, oltre che da chiamate di bilancio, documenti pubblici e dichiarazioni dei dirigenti di Fermi America.

Neugebauer ha ammesso che senza un cliente il progetto non può procedere, ma ha anche aggiunto che la mancanza di clienti «non è un problema» per la società. Durante la chiamata di bilancio del 30 marzo, gli analisti hanno chiesto chiarimenti sulla mancanza di clienti pubblicamente annunciati. Neugebauer ha risposto che la società sta firmando nuove lettere di intenti, ma che non può condividere dettagli fino alla finalizzazione degli accordi. A dicembre, un cliente ha ritirato la sua adesione, portando a una causa collettiva da parte degli investitori.

I dettagli del progetto

Il progetto, noto anche come Project Matador, è in fase di sviluppo nella regione del Texas Panhandle. Presentato a giugno 2025, la società è diventata pubblica pochi mesi dopo. Il complesso, che dovrebbe chiamarsi President Donald Trump Advanced Energy and Intelligence Campus, ha già superato alcune tappe importanti, come l’ottenimento di un permesso aereo all’inizio di quest’anno.

Secondo Neugebauer, intervenuto a un evento di Semafor la scorsa settimana, si tratta del più grande progetto di data center mai proposto: occuperà uno spazio pari alla metà di Manhattan e richiederà una potenza tre volte superiore a quella dell’intera New York City. L’obiettivo è generare 17 gigawatt di energia, prevalentemente prodotta in loco tramite gas naturale, nucleare e solare.

Le difficoltà riscontrate riguardano soprattutto la conferma dei sistemi di raffreddamento, solitamente progettati dai clienti e che devono essere definiti prima dell’avvio dei lavori.

«È un collo di bottiglia più grande di quanto avessimo previsto» ha dichiarato Neugebauer durante la chiamata di bilancio.

Fonte: Axios