Donald Trump ha affermato di aver bisogno di più tempo per risolvere il conflitto in Iran, sostenendo di aver preso «una pausa» nella gestione della crisi. Le sue dichiarazioni, pronunciate durante una conferenza stampa, hanno sollevato dubbi sulla reale portata del suo impegno.
Quando un giornalista gli ha ricordato che gli Stati Uniti sono coinvolti nel conflitto da oltre otto settimane, Trump ha risposto: «Beh, speravo che fosse così, ma ho preso una piccola pausa. Gli ho dato una tregua».
La sua affermazione ha suscitato perplessità, soprattutto perché il presidente ha più volte minimizzato la durata del coinvolgimento militare. Secondo i dati ufficiali, i primi attacchi aerei congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran sono iniziati il 28 febbraio. A oggi, sono trascorsi 55 giorni dall’inizio delle ostilità, equivalenti a quasi otto settimane.
Trump ha provato a giustificare le sue dichiarazioni sostenendo che la tregua annunciata l’8 aprile – dopo le minacce di distruggere la civiltà iraniana – avrebbe di fatto posto fine al conflitto. Tuttavia, la situazione rimane complessa: il Stretto di Hormuz è ancora bloccato, e i Marines statunitensi hanno sequestrato una nave cargo iraniana domenica scorsa.
Nonostante i negoziati di pace in corso, il conflitto non sembra concluso. Lo stesso Trump ha ammesso che i tempi potrebbero essere lunghi, paragonando la situazione al conflitto in Vietnam, durato 18 anni, o alla guerra in Iraq. «Non mi affrettate», ha dichiarato, sottolineando che la risoluzione della crisi richiederà pazienza.