L’industria dell’intelligenza artificiale sta vivendo un periodo di cambiamenti rapidi e imprevedibili, dove i leader del mercato vengono incoronati e poi detronizzati ogni pochi mesi. Un’azienda che oggi domina il settore potrebbe essere superata entro l’estate, mentre un outsider potrebbe rivoluzionare il mondo. Questo scenario rende cruciale per investitori, grandi aziende e utenti comuni restare aggiornati su chi è in cima e chi sta perdendo terreno.
Un errore di valutazione può costare caro: investire milioni in un modello che diventa obsoleto nel giro di un trimestre o dedicare ore a imparare uno strumento destinato a scomparire. La volatilità del mercato è tale che anche le previsioni più accurate possono essere smentite in breve tempo.
I colossi dell’AI che si alternano al vertice
Fino all’autunno scorso, OpenAI sembrava inarrestabile grazie al vantaggio di essere stato il primo a lanciare ChatGPT. Poi è arrivato Google, che con i suoi modelli Gemini ha superato OpenAI, permettendo ad Alphabet di conquistare quote di mercato nel settore consumer e di attrarre investitori con una solida posizione finanziaria.
Entro la primavera, Anthropic ha preso il controllo del dibattito sull’AI, superando OpenAI nei ricavi enterprise grazie al successo del suo strumento di programmazione, diventato virale. La scorsa settimana, OpenAI ha rilasciato GPT-5.5, che si è subito posizionato tra i modelli più performanti nei benchmark di riferimento. Il suo modello di programmazione Codex ha ridotto rapidamente il divario con Claude Code di Anthropic.
Questa settimana, il Wall Street Journal ha riportato che OpenAI ha mancato i propri obiettivi interni di ricavi e utenti solo pochi mesi fa. Un promemoria di quanto sia rapido il passaggio da leader a outsider, e viceversa.
Le strategie delle aziende e degli investitori
Secondo diverse fonti vicine ad aziende enterprise, i team IT stanno evitando impegni a lungo termine con i modelli AI per mantenere flessibili i budget e poter cambiare fornitore al variare del panorama competitivo.
Gli investitori, invece, chiedono maggiore chiarezza sui ricavi futuri, ma spesso ricevono risposte evasive. Quando Brad Gerstner, investitore di OpenAI, ha posto una semplice domanda sulle proiezioni di fatturato, Sam Altman gli ha addirittura offerto di aiutarlo a trovare un acquirente per le sue azioni.
Le sfide delle previsioni e la corsa verso la diversificazione
Anche le stesse aziende AI faticano a prevedere la propria crescita. Anthropic, ad esempio, aveva fissato un obiettivo di 30 miliardi di dollari di ricavi annualizzati entro la fine del 2026, ma ci è arrivata con otto mesi di anticipo. Sarah Friar, CFO di OpenAI, ha recentemente espresso dubbi sulla capacità dell’azienda di finanziare futuri contratti di calcolo se i ricavi non accelereranno, alimentando voci su disaccordi interni riguardo ai tempi di un’eventuale IPO.
Molti nel settore credono, e scommettono, che più laboratori AI possano e debbano vincere. Un investitore in OpenAI e Anthropic ha dichiarato ad Axios che il vero timore sarebbe la dominanza di un singolo laboratorio, soprattutto perché le aziende governative dovrebbero poter scegliere tra più opzioni per motivi di prezzo e conformità normativa. Una situazione di monopolio rallenterebbe la diffusione dell’AI nel resto dell’economia.
Diverse industrie stanno già scommettendo sulla coesistenza di più modelli: Amazon, che è tra gli early investor di Anthropic, questa settimana ha ampliato l’accesso ai modelli di OpenAI sulla sua piattaforma Bedrock. Anche diversi dirigenti tecnologici di banche di Wall Street hanno dichiarato ad Axios di voler offrire ai propri dipendenti l’accesso a più modelli AI.
Il futuro dell’AI: nessun vincitore assoluto?
Nessuno sa chi sarà il vincitore, forse perché non ci sarà un unico vincitore. Tuttavia, per investitori e CFO che monitorano il settore, la sfida è proprio questa: adattarsi a un mercato in continua evoluzione, dove la flessibilità è la chiave per non restare indietro.