Non c’erano sedute di terapia di gruppo né giardini zen, ma solo un DJ, una stanza piena di sviluppatori e un frigorifero pieno di Diet Coke. L’AI Psychosis Summit, tenutosi la scorsa settimana a New York, si è svolto tra le mura di una banca dismessa a Chinatown, trasformata in un laboratorio di follia digitale.
Attraverso le finestre imbrattate di graffiti si intravedevano linee di codice proiettate su uno schermo appeso. All’ingresso, meme sull’AI psychosis erano collegati tra loro da fili rossi, come una ragnatela di idee confuse e connessioni imprevedibili. Intorno al perimetro della sala, sviluppatori e artisti mostravano con orgoglio i loro progetti: computer e televisori diffondevano creazioni digitali bizzarre e innovative.
Organizzato da Macy Gettles, Wesam Jawich, Matt Van Ommeren e Mauricio Trujillo Ramirez, l’evento si proponeva di mettere in mostra progetti passion-driven legati all’intelligenza artificiale. Secondo Van Ommeren, il termine AI psychosis «non ha una definizione precisa», ma rappresenta un modo ironico per affrontare la confusione collettiva nei confronti dell’AI. «Non riusciamo a orientarci, quindi abbiamo bisogno di un termine generico e scherzoso per parlarne», ha spiegato. «Così diciamo semplicemente AI psychosis per evitare di confrontarci davvero con il problema».
Nonostante San Francisco sembri il luogo naturale per un evento del genere, Van Ommeren ha scelto New York per la sua posizione all’incrocio tra arte e tecnologia. «Molti eventi sull’AI sembrano troppo aziendali: parlano solo di tool e ottimizzazione del lavoro», ha commentato. «A me non interessa. Volevo trovare persone che fossero artisti o che stessero facendo qualcosa di folle, assurdo o inutile».
E infatti, i progetti presentati erano ben lontani dagli strumenti di produttività aziendale. Joshua Wolk, ad esempio, ha creato una mappa della metropolitana di New York che genera musica jazz in base agli spostamenti dei treni: ogni linea corrisponde a uno strumento diverso. Tanisha Joshi, invece, ha sviluppato The Cosmic Quant, un sito che offre consigli finanziari basati sull’astrologia, descritto come «Co-Star incontra Robinhood».
Tra gli altri partecipanti, un anonimo ha mostrato il suo progetto «MyAiGuys», un metaverso personalizzato popolato da avatar AI con volti di celebrità e corpi simili ai Mii di Nintendo. Un altro creatore, noto come yung algorithm, ha presentato un sistema di chiamate prank con l’AI: chiama persone sospettate di essere truffatori o venditori online e trasmette in diretta le conversazioni, sottolineando come «tutti i modelli AI di frontiera siano pessimi nel simulare l’umano. Sono bravi solo a prenotare appuntamenti».
L’evento ha dimostrato che, quando si tratta di intelligenza artificiale, la vera innovazione nasce spesso dall’assurdità e dalla creatività, piuttosto che dalla mera ottimizzazione.