Nel novembre 2024, con la vittoria di Trump alle presidenziali, Bluesky ha registrato un'impennata senza precedenti: le iscrizioni sono cresciute del 500%, portando la piattaforma a contare circa 2,5 milioni di utenti attivi. La società aveva inoltre raccolto 15 milioni di dollari in quel periodo, portando il finanziamento totale a 100 milioni, grazie anche al suo modello federato e aperto, che permette agli utenti di controllare i propri feed, spostare le proprie identità tra piattaforme e evitare una moderazione centralizzata.
All'epoca, figure come Mark Cuban definivano Bluesky come un ambiente «meno ostile», mentre studiosi dei media lo vedevano come un'alternativa «affascinante» a X. Tuttavia, già alla fine del 2025, la situazione è cambiata drasticamente: gli utenti attivi sono diminuiti del 40%, e oggi la crescita si è arrestata, se non invertita. Quella che un tempo era considerata l'alternativa etica a Twitter, un rifugio per voci critiche e progressiste, ora fatica a mantenere la propria utenza e a costruire un modello di business sostenibile.
Il problema principale? La sua stessa identità. Bluesky ha attirato utenti in opposizione a Twitter, spesso definiti come «Twitter della Resistenza», ma questa nicchia rischia di diventare una gabbia. Alcuni dei suoi utenti più attivi, spesso neoliberali e molto vocalici, hanno creato una camera d'eco che limita il dibattito e, in alcuni casi, ha spinto giornalisti di rilievo a lasciare la piattaforma.
Gli esperti di microblogging decentralizzato sottolineano come Bluesky stia ripetendo gli stessi errori di Twitter nei suoi primi anni: come crescere e generare ricavi senza compromettere l'autenticità dell'esperienza utente. Un dilemma complesso, con poche soluzioni praticabili secondo gli analisti del settore.
Un inizio promettente, ma ora in stallo
Bluesky è nato come un progetto sperimentale nel 2019, guidato dall'allora CEO di Twitter, Jack Dorsey. L'obiettivo era creare una piattaforma aperta e decentralizzata, in cui gli utenti avessero maggiore controllo sui propri dati e una moderazione dei contenuti più rigorosa rispetto a X. Una posizione diametralmente opposta a quella di Elon Musk, che ha invece trasformato Twitter in un ambiente caotico, dove la disinformazione e i contenuti di bassa qualità circolano liberamente.
Nonostante i suoi difetti, X continua a offrire una varietà di contenuti, umorismo e commenti che Bluesky fatica a replicare. La piattaforma, insomma, sembra aver bisogno di un pubblico più ampio e variegato per crescere. Eppure, anche con buone intenzioni, rimane una società tech con fini di profitto, il che solleva domande sulla sostenibilità del suo modello.
Un futuro incerto
Nel 2021, Bluesky ha nominato Jay Graber come CEO, ma recentemente quest'ultima ha lasciato l'incarico, aggiungendo incertezza al futuro dell'azienda. Nonostante le difficoltà, la piattaforma continua a soddisfare un bisogno reale su internet: uno spazio decentralizzato, guidato dal dibattito e con regole chiare contro hate speech e spam. Il suo modello federato rimane una delle sue principali attrattive, ma la sfida ora è trovare un equilibrio tra crescita, monetizzazione e mantenimento della qualità dell'esperienza utente.
«Bluesky ha avuto un inizio promettente, ma ora deve affrontare la stessa sfida di tutte le piattaforme decentralizzate: come scalare senza perdere di vista i valori che l'hanno resa un'alternativa interessante» — Esperto di social media decentralizzati