Un summit tra rose e promesse commerciali

Il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping hanno chiuso il loro summit a Pechino con una visita privata ai giardini di Zhongnanhai, sede del Partito Comunista Cinese. Trump, visibilmente entusiasta, ha definito le rose che circondavano il complesso "le più belle che abbia mai visto". Xi, in risposta, ha promesso di inviargli dei semi.

Le dichiarazioni sul commercio e le promesse economiche

Nonostante le tensioni di fondo, il summit ha prodotto alcuni risultati concreti. Trump ha annunciato di aver concluso "fantastici accordi commerciali" con la Cina, sottolineando che Pechino si è impegnata ad acquistare 200 aerei Boeing. L'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha precisato che la Cina si impegnerà ad acquistare almeno 10 miliardi di dollari all'anno di prodotti agricoli statunitensi nei prossimi tre anni, oltre agli impegni già presi per la soia.

Le due parti stanno inoltre negoziando una "Camera di Commercio Congiunta" che coprirà scambi per circa 30 miliardi di dollari in beni non sensibili.

Le ambiguità su Iran e sicurezza regionale

Le dichiarazioni di Trump sull'Iran hanno lasciato più dubbi che certezze. In un'intervista a Fox News, il presidente ha affermato che Xi gli avrebbe garantito che la Cina non fornirà equipaggiamenti militari all'Iran. Tuttavia, ha aggiunto che Pechino continuerà a importare petrolio iraniano, una mossa che potrebbe compromettere l'efficacia delle sanzioni statunitensi.

Durante il summit, Trump ha ribadito la necessità di evitare che l'Iran ottenga armi nucleari e di mantenere aperte le rotte marittime strategiche.

Le tensioni nascoste dietro il summit

Nonostante il clima apparentemente disteso, le azioni dell'amministrazione Trump nei giorni precedenti il summit hanno rivelato una realtà ben diversa. Il Dipartimento di Stato ha sanzionato tre aziende cinesi per aver fornito immagini satellitari utilizzate dall'Iran per colpire le forze statunitensi in Medio Oriente. Il Dipartimento del Tesoro ha invece sanzionato diverse raffinerie cinesi indipendenti per l'acquisto di petrolio iraniano, ma Pechino ha ordinato alle aziende di ignorare tali sanzioni.

Un memo della Casa Bianca, redatto dall'consigliere scientifico di Trump Michael Kratsios, ha accusato entità cinesi di condurre campagne su larga scala per rubare tecnologie di intelligenza artificiale avanzata alle aziende americane.

In un altro gesto simbolico, i pubblici ministeri federali hanno reso noti i capi d'accusa contro il sindaco di Arcadia, in California, accusato di agire come agente illegale del governo cinese, solo 48 ore prima dell'arrivo di Trump a Pechino.

Le fughe di notizie che svelano la rivalità USA-Cina

Le informazioni trapelate da fonti governative dipingono un quadro ancora più ostile delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Secondo una valutazione dell'intelligence statunitense riportata dal Washington Post, la Cina starebbe sfruttando la guerra in Iran per guadagnare terreno sugli USA sia dal punto di vista diplomatico che militare ed economico.

Il New York Times ha inoltre riferito che alcune aziende cinesi starebbero negoziando vendite clandestine di armi all'Iran, utilizzando paesi terzi, tra cui alcune nazioni africane, per nascondere l'origine delle spedizioni.

Un riavvicinamento possibile?

Nonostante le evidenti contraddizioni, Trump ha ribadito la volontà di rafforzare i legami con la Cina, dopo un decennio di decoupling da lui stesso promosso più di qualsiasi altro presidente statunitense. Tuttavia, le azioni concrete dell'amministrazione e le dichiarazioni contrastanti lasciano poco spazio a ottimismo. La Cina, dal canto suo, continua a resistere alle pressioni statunitensi, dimostrando che la strada verso una vera cooperazione è ancora lunga e irta di ostacoli.

Fonte: Axios