Washington — La proposta del presidente Donald Trump di sospendere temporaneamente la tassa federale sulla benzina sta incontrando una forte opposizione al Congresso, spingendo i Democratici a presentare alternative per alleviare i costi del carburante per i cittadini.

La questione va oltre il semplice dibattito sui prezzi alla pompa. Si tratta, infatti, di una contrapposizione ideologica su chi debba sostenere gli oneri economici derivanti dalla guerra e dall’inflazione: i contribuenti o le grandi aziende.

Trump punta a ridurre il carico fiscale dei consumatori, ma al costo di una minore entrata per il governo federale. I Democratici, invece, propongono di tassare i profitti straordinari delle compagnie petrolifere derivanti dalle vendite di petrolio a prezzi superiori ai 75 dollari al barile.

La proposta di Brad Sherman: una tassa del 100% sui profitti eccezionali

Il deputato democratico Brad Sherman (California) ha presentato un disegno di legge che prevede una tassa del 100% sugli utili delle società petrolifere quando il prezzo del greggio supera i 75 dollari al barile. I proventi verrebbero poi restituiti ai cittadini sotto forma di rimborso fiscale.

La misura rimarrebbe in vigore per tutta la durata del conflitto in Iran o fino a quando il prezzo del petrolio scenda sotto la soglia dei 75 dollari al barile, come riportato da Axios.

Altre proposte democratiche per abbassare i prezzi

Quella di Sherman non è l’unica iniziativa in campo. Altri Democratici, tra cui Ro Khanna (California), hanno chiesto di vietare l’esportazione di petrolio statunitense per aumentare l’offerta interna e ridurre i prezzi.

Un altro fronte su cui si concentra l’azione democratica è la pressione per porre fine alla guerra in Iran, considerata la principale causa dello squilibrio tra domanda e offerta che mantiene alti i prezzi della benzina.

Le resistenze dell’amministrazione Trump

Nonostante le richieste del Congresso, l’amministrazione Trump ha già escluso sia un divieto alle esportazioni di petrolio che la fine del conflitto in Iran. Allo stesso modo, non sembra intenzionata ad accogliere la proposta di tassa sui profitti straordinari delle compagnie petrolifere.

«Non ci sono indicazioni che l’amministrazione sia disposta a negoziare su queste misure», ha dichiarato un portavoce del Congresso.

Il dibattito rimane acceso, con i Democratici che accusano le grandi aziende di approfittare della situazione geopolitica per aumentare i profitti, mentre i Repubblicani difendono la necessità di non penalizzare ulteriormente le imprese in un contesto economico già difficile.

Fonte: Axios