Le città sono da sempre simboli di opportunità, dove milioni di persone si trasferiscono in cerca di successo. Tuttavia, le metropoli di tutto il mondo stanno sprecando una risorsa preziosa: milioni di metri quadrati di tetti piatti, spesso lasciati inutilizzati o coperti da materiali bianchi riflettenti. E se invece diventassero verdi? Non con semplici sfumature di verde, ma con vere e proprie distese di piante, muschi e succulente.
L’aggiunta di vegetazione sui tetti, anche solo in forma di prati, prati fioriti o giardini pensili, porta benefici molteplici: riduce le temperature locali, limita i rischi di alluvioni, migliora la biodiversità urbana e sostiene impollinatori come le api. Secondo un recente rapporto commissionato dalla Commissione Europea, se le città accelerassero la trasformazione di questi spazi inutilizzati in oasi verdi — estendendo il concetto anche alle pareti verticali — potrebbero diventare più vivibili nonostante l’aumento delle temperature.
Un’ulteriore frontiera è rappresentata dall’agrivoltaico urbano, una tecnica che combina la coltivazione di ortaggi sotto pannelli solari. Questo approccio, ancora in fase di sviluppo, potrebbe rivelarsi fondamentale per nutrire una popolazione urbana in continua crescita: secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 altre due miliardi di persone vivranno nelle città. Parallelamente, il fenomeno dell’isola di calore urbana — per cui le aree urbane si riscaldano molto più delle zone rurali circostanti — sta portando le temperature a livelli sempre più pericolosi.
«Il nostro obiettivo è rendere le città più dense, ma al contempo vivibili e sicure dal punto di vista climatico», ha dichiarato Vera Enzi-Zechner, co-lead author del rapporto e vicepresidente della European Federation of Green Roof and Living Wall Associations, con sede a Vienna. «Ovviamente, entrano in gioco anche la gestione dell’acqua, dell’energia, la multifunzionalità degli spazi, la coesione sociale, l’engagement dei cittadini e la biodiversità».
Anche una semplice copertura di erbe e muschi può trasformare un tetto in un ecosistema fiorente. Un esempio storico è quello della Moos Water Filtration Plant, vicino a Zurigo, dove i tetti ospitano prati fioriti da oltre un secolo. Quella che un tempo era una colonizzazione spontanea di piante si è trasformata in un rifugio per specie autoctone. Oggi, gli architetti preferiscono integrare questa soluzione già in fase di progettazione, prevedendo sistemi di impermeabilizzazione e barriere per contenere le radici e prevenire infiltrazioni.
Un altro aspetto cruciale è il peso aggiuntivo che la vegetazione e l’acqua assorbita dal substrato comportano. La quantità di carico dipende dal tipo di coltivazione: prati fioriti e muschi richiedono uno strato sottile, mentre arbusti o alberi necessitano di uno spessore maggiore per sostenere le radici. Fortunatamente, non è mai troppo tardi per intervenire: anche dopo la costruzione di un edificio, è possibile aggiungere un tetto verde, seppur con eventuali opere di rinforzo strutturale.