Normativa FEOC: un ostacolo per le energie rinnovabili

Tre certezze sono fondamentali per qualsiasi decisione di investimento: certezza normativa, certezza fiscale e certezza operativa. Tuttavia, nel settore delle energie rinnovabili, queste condizioni scarseggiano. Tra le principali fonti di incertezza vi sono le fluttuazioni delle politiche commerciali, l’atteggiamento mutevole dell’amministrazione nei confronti dell’eolico e la mancata risoluzione dei conflitti internazionali, come la guerra in Iran.

Le regole FEOC e i loro effetti

Un altro fattore di instabilità riguarda le regole FEOC (Foreign Entities of Concern), introdotte quasi un anno fa con il One Big Beautiful Bill Act. Queste norme disciplinano le interazioni tra le aziende statunitensi e le entità straniere considerate a rischio, ma la loro applicazione rimane nebulosa. Secondo le disposizioni, un’azienda può essere classificata come «entità influenzata da soggetti stranieri» se almeno il 15% del suo debito è emesso da uno dei paesi inclusi nella lista nera (Russia, Iran, Corea del Nord e Cina). Tuttavia, in pratica, solo la Cina rappresenta un rischio concreto.

La normativa si applica anche in caso di:

  • Nomina di dirigenti da parte di entità straniere;
  • Possesso del 25% o più da parte di un singolo soggetto estero;
  • Possesso complessivo pari o superiore al 40% da parte di soggetti stranieri.

Per accedere agli incentivi fiscali per le energie pulite, le aziende devono rispettare queste regole. Il problema? Il governo Trump non ha ancora chiarito come calcolare tali percentuali, lasciando le imprese in una situazione di profonda incertezza.

Scadenze imminenti e rischi per i progetti

Le aziende che intendono beneficiare degli incentivi devono completare i progetti entro il 2027 o avviare i lavori entro il 4 luglio di quest’anno. Tuttavia, senza linee guida definitive, molte realtà faticano a rispettare i requisiti. A febbraio, il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato una guida preliminare che affronta solo parzialmente la questione, concentrandosi sulla «assistenza materiale» e su come determinare la quota di costi legati ai paesi a rischio (soprattutto la Cina).

Rimangono irrisolti aspetti cruciali, come la definizione di «controllo effettivo» e i limiti agli investimenti stranieri nei progetti energetici. Questo ha scatenato una vera e propria corsa ai legali, come sottolinea Heather Cooper, partner dello studio McDermott Will & Emery:

«Le regole FEOC sull’ownership sono un tutto o nulla. Non ci sono margini di errore: o si rispettano i requisiti al 100%, o si perdono tutti gli incentivi. Non esistono soluzioni parziali o rimedi».

Mercato in stallo e ripresa lenta

L’incertezza normativa ha avuto un effetto paralizzante sul mercato. A febbraio, Bloomberg aveva riportato che banche come Morgan Stanley e JPMorgan avevano sospeso parte dei finanziamenti ai progetti rinnovabili a causa delle regole FEOC. Tuttavia, secondo Cooper, la situazione sta lentamente migliorando:

«Molti operatori stanno trovando interpretazioni ragionevoli delle norme che consentono di procedere. Il settore, però, non può permettersi ulteriori ritardi: sviluppatori, investitori, assicuratori fiscali e altri attori devono portare avanti i progetti per rispettare i propri obiettivi di business».

Nonostante i primi segnali di ripresa, il rischio di contenziosi e ritardi rimane alto. Le aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili si trovano così a dover bilanciare innovazione, compliance e redditività in un contesto normativo ancora troppo opaco.