Crystal Yang, studentessa dell’Università della Pennsylvania, ha ricevuto un premio di 10.000 dollari da OpenAI per il suo progetto innovativo che combina intelligenza artificiale e accessibilità. Tutto è iniziato durante il liceo, quando Yang giocava spesso a Wordle con gli amici. Uno di loro, però, era non vedente e non poteva partecipare. Questo l’ha spinta a collaborare con ricercatori della Texas A&M University per studiare interfacce audio conversazionali per il gioco.

Da allora, Yang ha fondato Audemy, un’organizzazione no-profit che ha sviluppato oltre 50 giochi accessibili tramite audio per persone non vedenti o ipovedenti. Ora il team sta lavorando a una console di gioco accessibile, dotata di funzionalità tattili e audio, che potrà funzionare anche senza connessione Wi-Fi. L’AI ha giocato un ruolo chiave in ogni fase del progetto: dalla programmazione alla gestione, passando per la ricerca utente e la scrittura di documenti formali.

«L’AI è stata uno strumento fondamentale per me. Mi ha permesso di portare avanti cause che mi stanno a cuore e di ampliare le mie capacità», afferma Yang. Lei è una dei 26 studenti e giovani innovatori premiati da OpenAI nell’ambito del programma ChatGPT Futures, che celebra come la nuova generazione stia utilizzando l’intelligenza artificiale per il bene comune.

Secondo Leah Belsky, responsabile dell’istruzione in OpenAI, «gli studenti stanno realizzando progetti che fino a poco tempo fa sarebbero stati impensabili». Tra i vincitori ci sono anche chi sta sviluppando robot spaziali per alleggerire i compiti degli astronauti, sistemi per individuare sopravvissuti in caso di disastri tramite segnali Wi-Fi, strumenti per proteggere gli anziani dalle truffe online e app per gestire le finanze dei venditori di strada in America Latina.

Molti progetti si concentrano anche su scienza e medicina. Tra questi, spicca il lavoro di Ayush Noori, dottorando all’Università di Oxford e Rhodes Scholar, che ha creato Proton, un modello di AI basato su grafi per generare ipotesi su malattie neurologiche. La sua motivazione nasce dall’esperienza di aver assistito la nonna, affetta da una rara malattia neurodegenerativa.

Proton ha già mostrato risultati promettenti, suggerendo potenziali farmaci per il disturbo bipolare e l’Alzheimer, validati attraverso esperimenti su tessuti cerebrali coltivati in laboratorio e analisi di cartelle cliniche. «Il mio obiettivo è sviluppare sistemi di AI che rivoluzionino la comprensione, la diagnosi e la cura delle malattie neurologiche e di altre condizioni mediche ancora irrisolte», afferma Noori, che unisce competenze in neuroscienze e informatica.