Guidare un SUV del 2003 su un circuito da corsa non è mai una scelta logica. Eppure, durante il Gran Premio di Long Beach, ho avuto l’opportunità di farlo — e non me ne sono pentito. Tutto grazie a una celebrazione speciale: Acura ha festeggiato i suoi 40 anni negli Stati Uniti con una parata di oltre 40 modelli lungo il tracciato cittadino, tra cui alcuni esemplari storici come NSX, Integra Type R e persino una versione da competizione.
Tra queste gemme, ho scelto un Acura MDX del 2003, un SUV che, a distanza di vent’anni, conserva ancora un fascino senza tempo. Non è solo questione di nostalgia: questo modello rappresenta un’epoca in cui i SUV erano semplici, funzionali e lontani dall’essere trasformati in vetture sportive. Oggi, invece, il design si è evoluto verso forme più aggressive e tecnologie sempre più complesse.
Il primo Acura MDX era più piccolo dei SUV moderni, con ruote da 17 pollici e un abitacolo privo di schermi touch o caricatori wireless. L’interno era essenziale: pulsanti ovunque, portabicchieri, vani portaoggetti e un orologio analogico da meno di un dollaro. Un dettaglio che oggi fa sorridere, ma che all’epoca rappresentava lo standard per un SUV di lusso da 42.000 dollari.
Arriviamo all’aspetto più divertente: la guida su pista. Dopo aver cercato invano il pulsante di accensione (il MDX del 2003 si avvia con la chiave), ho acceso il motore V6 da 3,5 litri e mi sono trovato al volante di una vettura che, in teoria, non avrebbe mai dovuto affrontare curve da competizione. Eppure, nonostante la sua natura da famiglia, il MDX ha dimostrato una tenuta sorprendente. Certo, non è paragonabile a una sportiva, ma la sua semplicità e la posizione di guida rialzata hanno reso l’esperienza più unica che bizzarra.
Non è stato un giro da pole position, ma è stata un’avventura che ha riscritto le regole del "buon senso" automobilistico. E, a pensarci bene, forse è proprio questo il bello: a volte, le scelte più assurde diventano le più memorabili.