Un anniversario tra commemorazioni e strategie politiche

Le celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti (il Semiquincentenario) stanno prendendo forma, e molti dettagli ricordano da vicino quanto accaduto nel 1976 per il bicentenario. Lattine decorate con la Campana della Libertà, veicoli commemorativi che trasportano documenti fondativi, e un flusso costante di finanziamenti pubblici e privati verso obiettivi politici. Tuttavia, questa volta c’è una differenza sostanziale: la presenza ingombrante di Donald Trump.

Dalla commissione 1776 al Semiquincentenario: la strategia di Trump

Nel 2016, durante l’amministrazione Obama, il Congresso istituì la United States Semiquincentennial Commission per organizzare le celebrazioni del 2026. Ma nel 2020, Trump creò la 1776 Commission, un organo consultivo che promuoveva una versione edulcorata della storia americana. Joe Biden la sciolse il primo giorno del suo mandato nel 2021, ma Trump l’ha ricostituita nel 2025 con un obiettivo chiaro: trasformare il Semiquincentenario in un evento incentrato su di lui, sui suoi sostenitori e sulla loro visione del passato.

Non si tratta solo di retorica: Trump sta cercando di intrecciare il suo 80° compleanno con una delle principali manifestazioni del 2026. Un esempio emblematico di come l’ex presidente stia usando l’anniversario per rafforzare la sua immagine pubblica e consolidare il proprio ruolo nella narrazione storica americana.

Il bicentenario del 1976: un modello di partecipazione democratica

Lo storico Marc Stein, nel suo libro Bicentennial: A Revolutionary History of the 1970s, analizza come il bicentenario non sia stato solo una celebrazione, ma un momento di mobilitazione collettiva. Politici, urbanisti, attivisti e comunità marginalizzate hanno cercato di indirizzare le risorse verso progetti ambiziosi: dalla riqualificazione delle città alla rivalutazione del turismo, fino alla richiesta di una storia americana più inclusiva.

Stein racconta episodi significativi, come quello di Mark Segal, leader dei Gay Raiders, che nel 1976 si incatenò alla ringhiera che sovrasta la Campana della Libertà a Independence Hall per attirare l’attenzione sulle lotte per i diritti civili. O delle proteste di comunità nere e indigene contro le ingiustizie subite, che hanno dimostrato come le commemorazioni possano essere uno strumento per sfidare il presente e il futuro.

Un anniversario da vivere, non solo da subire

Mentre molti americani potrebbero voltare le spalle allo spettacolo trumpiano del Semiquincentenario, il bicentenario del 1976 offre un modello alternativo. Non si tratta solo di parate o di eventi ufficiali, ma di partecipare attivamente a una democrazia in evoluzione, di coltivare una visione critica del passato e di costruire un futuro più giusto.

Le celebrazioni del 2026 potrebbero essere molto più di un semplice anniversario: potrebbero diventare un’occasione per ridefinire il significato stesso dell’identità americana, lontano dalle logiche di potere e di propaganda.