Quando, a gennaio di quest’anno, agenti dell’FBI si sono presentati in un magazzino della contea di Fulton, in Georgia, per sequestrare centinaia di scatole contenenti documenti delle elezioni del 2020, la commissaria della contea Dana Barrett non ha visto un’indagine penale, ma una messinscena politica.

Sono trascorsi oltre cinque anni da quel voto, già sottoposto a controlli ripetuti: le schede sono state scrutinizzate, ricontate e ricontate ancora. Eppure, la menzogna secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state rubate continua a diffondersi.

Il movimento Stop the Steal, nato dalle accuse infondate di frode elettorale, ha visto i suoi sostenitori più radicali conquistare posizioni di potere senza precedenti. Tra questi, un avvocato noto per aver portato avanti cause elettorali senza speranza è passato da uno studio legale sconosciuto a una carica alla Casa Bianca, dove ora sovrintende agli sforzi federali per l’integrità delle elezioni. Curiosamente, lo stesso avvocato è stato sanzionato da un tribunale per aver diffuso affermazioni “inequivocabilmente false” sui sistemi di voto.

Anche cittadini comuni, convinti che il sistema sia irrimediabilmente compromesso, stanno cercando di cambiarlo — rischiando, nel processo, di danneggiarlo ulteriormente. Un’inchiesta di Mother Jones, realizzata da Abby Vesoulis e Najib Aminy per Reveal, esplora come il dubbio sulle elezioni del 2020 sia stato trasformato in un’arma politica e quali conseguenze potrebbe avere alle prossime elezioni di metà mandato del 2026.

Le nuove leve del movimento 'Stop the Steal'

In Georgia, uno stato chiave per gli equilibri politici statunitensi, il movimento ha trovato terreno fertile. La commissione elettorale statale, un tempo organismo tecnico e poco visibile, è ora popolata da figure che abbracciano apertamente le teorie del complotto sul voto. Tra queste, alcuni membri hanno promosso audizioni pubbliche basate su prove inconsistenti, contribuendo a seminare sfiducia nell’elettorato.

Le loro azioni non si limitano alle aule istituzionali. In tutto il paese, sostenitori del Stop the Steal hanno fatto pressioni per cambiare le leggi elettorali locali, rendendo più difficile l’accesso al voto per alcune fasce della popolazione. Secondo i critici, queste riforme mirano a consolidare il potere di un partito a discapito di un altro, piuttosto che a garantire elezioni più sicure.

Un avvocato alla Casa Bianca: da outsider a figura chiave

Tra i protagonisti di questa escalation c’è John Eastman, l’avvocato che ha elaborato il piano per bloccare la certificazione dei risultati elettorali del 2020. Dopo essere stato inizialmente emarginato, Eastman è riuscito a ottenere un ruolo di rilievo nell’amministrazione Trump, dove oggi supervisiona le politiche di integrità elettorale. La sua nomina è avvenuta nonostante una corte californiana lo abbia sanzionato per aver diffuso “dichiarazioni false e fuorvianti” sui sistemi di voto.

Eastman non è l’unico. Altri membri del movimento hanno trovato spazio in organizzazioni che monitorano le elezioni, spesso promuovendo controlli invasivi e inutili sui processi di voto. Queste iniziative, secondo gli esperti, non solo non hanno trovato prove di frodi significative, ma hanno anche rallentato le operazioni elettorali, aumentando i costi e la confusione tra gli elettori.

Il rischio per le prossime elezioni

Con le elezioni di metà mandato del 2026 alle porte, il timore è che le tensioni accumulate negli ultimi anni possano esplodere in nuovi scontri. Già nel 2020, le accuse di frode hanno portato a proteste violente, culminate nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Da allora, il clima è rimasto teso, con minacce di ritorsioni contro funzionari elettorali e attacchi ai seggi.

Secondo gli autori dell’inchiesta, il pericolo non è solo quello di una nuova ondata di violenza, ma anche quello di una erosione della fiducia nelle istituzioni democratiche. Se sempre più americani crederanno che le elezioni siano sistematicamente truccate, il rischio è che il paese si avvii verso un declino della partecipazione elettorale e, in ultima analisi, verso una crisi di legittimità delle sue istituzioni.

«Il mito del 'Stop the Steal' non è solo una bugia, ma una strategia politica che sta cambiando il volto della democrazia americana» — Abby Vesoulis, Mother Jones

Cosa ci aspetta nel 2026?

Le prossime elezioni di metà mandato saranno un banco di prova per verificare se il movimento Stop the Steal avrà successo nel suo intento di riformare il sistema elettorale. Già ora, diversi stati stanno approvando leggi che rendono più difficile votare, mentre altri stanno rafforzando i controlli sui seggi. Tuttavia, secondo gli esperti, queste misure rischiano di esacerbare le divisioni politiche piuttosto che risolvere i problemi reali di sicurezza del voto.

L’inchiesta di Reveal e Mother Jones solleva una domanda fondamentale: fino a che punto una democrazia può sopravvivere se una parte significativa della popolazione crede che le elezioni siano manipolate? La risposta, purtroppo, non è scontata.