La psicoterapia è tradizionalmente un processo profondamente umano: un paziente si confida, il terapeuta ascolta e risponde, e la guarigione avviene attraverso le parole. Tuttavia, con l'ascesa dei modelli linguistici avanzati (LLM) e dell'intelligenza artificiale conversazionale, questo paradigma sta cambiando rapidamente.
Un team di ricercatori dell'Università dello Utah ha affrontato questa trasformazione non chiedendosi se i robot sostituiranno i terapeuti, ma piuttosto quali compiti potrebbero essere automatizzati e in quale misura. Il loro studio, pubblicato su Current Directions in Psychological Science, propone un framework per valutare i livelli di automazione nell'ambito della salute mentale, sottolineando come l'AI possa supportare gli esperti umani nel loro lavoro.
Zac Imel, professore di psicologia educativa e autore principale dello studio, spiega: «La storia delle nuove tecnologie dimostra che queste non sostituiscono gli esperti, ma li aiutano a svolgere meglio il proprio lavoro. Questo articolo offre una struttura per comprendere i diversi tipi di compiti che potrebbero essere automatizzati».
L'automazione, in questo contesto, consiste nel delegare alle macchine compiti tradizionalmente svolti dagli esseri umani. In psicoterapia, ciò può spaziare da un chatbot che fornisce consigli predefiniti a sistemi AI in grado di:
- Prendere e organizzare appunti durante le sedute;
- Analizzare le sessioni terapeutiche e fornire feedback ai clinici;
- Interagire direttamente con i pazienti.
Vivek Srikumar, coautore dello studio e professore associato presso la Kahlert School of Computing, utilizza l'analogia delle auto a guida autonoma per spiegare i diversi livelli di automazione: «Le auto con sistemi di assistenza alla guida sono ormai diffuse da anni, e il passo successivo sono le auto completamente autonome. Questo framework si inserisce in questa logica: l'estremo opposto sarebbe un terapeuta AI, ma esistono livelli intermedi con rischi e benefici differenti».
I quattro livelli di automazione in psicoterapia
Il team ha identificato quattro categorie principali, ciascuna rappresentante un diverso grado di automazione lungo un continuum:
Categoria A: Sistemi scriptati
Contenuti predefiniti da esseri umani, erogati tramite chatbot che seguono alberi decisionali. Esempi includono chatbot che forniscono consigli generici o esercizi di coping preimpostati.
Categoria B: AI per la valutazione dei terapeuti
Sistemi AI che analizzano le sessioni terapeutiche, fornendo valutazioni o feedback ai clinici. Questi strumenti aiutano a identificare pattern, migliorare la qualità delle sedute e ottimizzare gli interventi.
Categoria C: AI a supporto dei terapeuti
L'AI suggerisce interventi, domande o formulazioni linguistiche, ma la terapia viene comunque erogata da un professionista umano. Questo livello combina l'efficienza dell'automazione con l'empatia e la personalizzazione del contatto umano.
Categoria D: Terapia erogata direttamente dall'AI
Agenti autonomi che generano risposte e interagiscono con i pazienti, eventualmente sotto supervisione. Questo livello rappresenta il grado più avanzato di automazione, con rischi e benefici ancora in fase di valutazione.
Secondo i ricercatori, ciascun livello presenta opportunità e rischi distinti. Un chatbot scriptato, uno strumento di coaching per terapeuti e un terapeuta AI completamente autonomo sono tecnologie radicalmente diverse, con implicazioni etiche, cliniche e operative differenti.
«Spesso non è chiaro agli utenti, né agli stessi sistemi sanitari, quale tecnologia stiano utilizzando. Catalogare i diversi livelli di automazione aiuta a comprendere meglio i rischi e le potenzialità di ciascuno».
Il framework proposto da Imel, Srikumar e Brent Kious, professore associato di psichiatria, mira a fornire una base solida per l'implementazione responsabile dell'AI in psicoterapia. Nonostante l'entusiasmo per le nuove possibilità, i ricercatori sottolineano l'importanza di procedere con cautela, garantendo che l'automazione supporti — e non sostituisca — il ruolo fondamentale del terapeuta umano.